Diritti diversi. La legge negata ai gay


Diritti diversi. La legge negata ai gay

Annamaria Bernardini De Pace

(collana I grandi pasSaggi Bompiani)

Bompiani, 2009

€ 17,50

pp.223

Descrizione: Cosa vuoi dire oggi “essere gay”? È proprio vero che la legge è uguale per tutti? L’omosessualità gode ormai del rispetto e degli stessi diritti riconosciuti all’eterosessualità o è ancora vista con sospetto e pregiudizio? Secondo uno degli avvocati più famosi d’Italia i casi di discriminazione sono ancora tanti, troppi, l’autrice riflette su alcuni principi della Costituzione italiana, e in particolare quelli espressi negli articoli 2 e 3, che risultano non applicati nel caso degli omosessuali. Inutile dire che particolare peso hanno, in tutto questo, la religione e le posizioni della Chiesa cattolica. Le nozze, le adozioni, le successioni, la convivenza: tutte battaglie ancora da combattere, in nome della legge. E inoltre, in appendice: una rassegna delle legislazioni sul tema omosessualità nel mondo (dalla pena di morte in Iran ai pari diritti in Olanda).

Intervista ad Annamaria De Pace a cura di Luisa Pronzato, da Il Corriere della Sera

Gay pride occasione per smettere i panni della diversità. E poco importano i patrocini. Quando la battaglia da combattere è in nome della legge. «Magari per una volta mostrandosi normali, intendo vestiti con gli abiti che si usano d’abitudine nella vita privata”, dice Annamaria Bernardini De Pace che il 5 maggio (alle 18 alla Feltrinelli Libri&Musica Galleria Colonna 34/35) presenta a Roma Diritti diversi la legge negata ai gay (Bompiani). Un saggio in cui mette al servizio delle coppie non sposate (di ogni genere) conoscenza dei codici e rispetto del Diritto per trovare, proprio nelle leggi, gli strumenti che tutelano chi sceglie l’unione libera. «Le coppie eterosessuali possono scegliere di non sposarsi, ai conviventi gay questa libertà è negata», dice la matrimonialista nota per grinta e separazioni famose, sostenendo la parità giuridica degli omosessuali. E la battaglia non sono pacs, dico, direco e surrogati. Ma il diritto all’uguaglianza. Il matrimonio. Costituzione alla mano, cita gli articoli 2 e 3. E persino l’articolo 29 che riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. «Questo articolo non parla né di uomo né di donna», dice. «Non possiamo più intendere come famiglia solo il presepe formato da padre-maschio, madre-femmina e figli. Ci sono le famiglie mono-genitoriali, le famiglie affettive e ci sono ci sono le famiglie omosessuali. Il ricorso ad alternative, tipo le unioni civili, sarebbe come entrare dalla porta di servizio. Gli omosessuali devono essere nella stessa posizione degli eterosessuali. Non devono ricorrere a un’opzione alternativa».

COSTITUZIONE – Diritto inviolabile contenuto, secondo l’avvocato, in quella capacità della Costituzione, nata dopo il codice civile, di includere diritti nuovi e mutevoli, frutto di cambiamento e trasformazione della società e del comune sentire dei cittadini. Pragmatico e spudorato, il libro apre un interrogativo più complesso: come ritrovare la laicità dello stato? «Sul matrimonio gay c’è la pesante zavorra dalla Chiesa Cattolica», dice Annamaria Bernardini De Pace. «Chi sostiene che l’unica famiglia meritevole di riconoscimento e tutela da parte dello Stato è quella basata sul matrimonio di un uomo e una donna, in quanto aperta alla procreazione non si rende conto che si sta riferendo solo al diritto canonico. Evidentemente anche molti politici non leggono la Costituzione senza ipoteche confessionali». Leggere la costituzione con mentalità laica è la battaglia che Annamaria Bernardini De Pace suggerisce per l’edizione 2009 del Gay Pride. «Servirebbe un’interpretazione autorevole della Corte di Cassazione o della Corte Costituzionale, che stabiliscano che le leggi che già ci sono siano applicate anche agli omosessuali, compresa la possibilità di sposarsi. Non solo, le coppie gay e lesbiche italiane hanno buonissime motivazioni per far valere i loro diritti nelle corti europee. L’Italia ha ricevuto ingiunzioni dall’Europa per adeguarsi alla legislazione europea, perché ancora non abbiamo una legge contro l’omofobia e neanche una legge contro le discriminazioni, non consentendo ai gay gli stessi diritti. Siamo fuori legge» .

DISCRIMINAZIONI – Con lei presentare il libro, anche Imma Battaglia e Vladimir Luxuria, in prima linea nelle battaglie di tutela dei diritti di gay e transgender. «Certo i gay, come le altre coppie di fatto» prosegue l’avvocato «possono ricorrere a quelle garanzie che il nostro ordinamento riconosce per regolare i rapporti tra due persone, mi riferisco per esempio agli accordi di convivenza che faccio sin dal 1987», dice rispondendo anche a chi sorride della passione con cui affronta il tema, proprio nel momento in la sua luce è offuscata dalla sospensione dell’ordine degli avvocati per parcelle troppo salate. «Ma sono contratti di natura privatistica. Perché mai gli omosessuali non devono avere la possibilità di sposarsi, di avere la pensione, per non parlare di tutte le garanzie successorie? È la dimostrazione che l’interpretazione della legge, in Italia, non è uguale per tutti. Diciamo che non sono più discriminati perché non sono perseguiti, ma anche questo non è vero. Lo dimostrano gli episodi di bullismo a cui continuiamo ad assistere. I più gravi, che finiscono sulle cronache. E i sottili, ma non meno perversi, che si consumano negli uffici, nei posti di lavoro. Non esiste una legge antidiscriminazione non esiste una legge che punisca l’omofobia. L’Italia si considera la culla del diritto. Ma non lo esercita per tutti. È una contraddizione».

GAY PRIDE – Ma anche chiedere un Gay Pride “educato” è una contraddizione. «Se si intende ridicolizzare chi è imprigionato nei propri pregiudizi non si può che attaccarlo con la paradossale proposta del ridicolo. Il gay pride è un metodo, un buon sistema per affermare con fierezza la propria identità, portata all’ennesima potenza con l’enfasi e la provocazione sanamente fastidiosa per gli altri. Però, dai moti di Stonewall, nel 70 alla prima festa italiana, a Torino nel 78, il movimento italiano Glbt ha perso di vista l’ideale per cui i movimenti gay si sono formati. E allora io propongo che quest’anno i Gay Pride si svolgano non all’insegna dell’eccesso e della provocazione. Ma per una volta, come metodo di convincimento della follia di chi discrimina i gay, tutti gli omosessuali dovrebbero avere il coraggio di usare le vesti degli eterosessuali. Ve li vedete migliaia di gay, lesbiche, transgender, silenziosi e vestiti di tutto punto che sfilano a Roma, Milano, Genova… Dimostrerebbero ai bigotti e ai critici che la discriminazione viene fatta contro fratelli e sorelle, che non meritano in alcun modo di essere trattati da paria, rompiscatole, eccessivi, eccentrici e folcloristici. Lo facciano tutti, senza discriminazioni tra loro, senza distinzioni in partiti e partitelli. Tutti insieme. Con le donne accanto. Apriamo una causas. Io mi ci metto in testa. Chiederemo di applicare la Costituzione. Con i metodi della legge».

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