Chiese e omosessualità! I temi che saranno affrontati nei gruppi di lavoro al convegno Refo di Firenze


Riflessioni di Rosa Salamone del Gruppo Varco – Refo di Milano

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Il convegno REFO (Rete Evangelica fede e Omosessualità) di novembre inizierà con una riflessione sul cammino percorso dalla rete (REFO), che ben lontano dal voler essere celebrativa si propone un’analisi degli obiettivi raggiunti in vista del percorso futuro.
In questi dieci anni di vita la rete ha visto e accompagnato numerose trasformazioni all’interno delle nostre comunità. Si è passati dalla fase del rifiuto a quella che con una parola potrebbe definirsi della tolleranza silenziosa, cioè dell’apertura a gay e lesbiche credenti purché non causassero problemi all’interno delle chiese con atteggiamenti di aperta visibilità.

Un importante contributo ai fini del superamento di questa tappa è stato dato dalla commissione GLOM (Gruppo di Lavoro sull’Omosessualità) di cui la REFO si è fatta promotrice.
Il gruppo, formato da battisti, da metodisti e da valdesi, venne nominato dall’Assemblea Sinodo del 2000 per redigere un documento sull’omofilia, che servisse da stimolo alla discussione. L’argomento dell’omosessualità venne così apertamente affrontato e discusso in numerose comunità.

Il GLOM si è impegnato attivamente perché i brani della bibbia (pochi per altro, come Genesi 19, Levitico 18,22 Levitico 20,13, Romani 1,18-27) interpretati come un’aperta condanna dell’omosessualità, fossero letti nella giusta prospettiva storico-letteraria.
Ciò ha avuto un doppio merito: da una parte ha ribadito con forza il principio teologico proprio delle chiese nate dalla Riforma per cui la chiesa è un corpo vivo, “sempre da riformare”, dall’altra ha preparato il cammino  al Documento sinodale dell’Assemblea generale dell’UCEBI e del Sinodo delle Chiese valdesi e metodiste sull’omosessualità del novembre del 2007 dove le nostre chiese confessano apertamente, tra le altre cose” il peccato della discriminazione delle persone omosessuali e delle sofferenze imposte loro dalla mancanza di solidarietà”, invitando le chiese, nell’ottica di uno stato laico, “a sostenere e promuovere concretamente progetti e iniziative tesi a riconoscere i diritti civili delle persone e delle coppie discriminate sulla base dell’orientamento sessuale”.

L’approvazione del documento ha aperto così una nuova fase, quella attuale, che dall’accettazione porti alla reale condivisione delle problematiche omosessuali. Molti di noi sentono infatti che il cammino realizzato dalle nostre comunità, pur importante e fondamentale, non sarà del tutto compiuto fin quando non si affronteranno temi legati al cuore delle nostre vite.

Questo spiega la scelta dei temi che verranno affrontati durante il convegno REFO di novembre. Le tematiche, sviluppate in laboratori distinti, non sono destinate a rimanere nell’ambito della pura teoria, poiché il dibattito si concluderà con la elaborazione di quattro documenti che verranno poi inviati alle nostre comunità in modo da stimolare un ulteriore dibattito sull’argomento.

Non è stato facile per gli organizzatori decidere quali delle tante tematiche legate al mondo di lesbiche e gay cristiani dovessero essere affrontate nel convegno. E’ stato inevitabile operare una cernita. Più che il criterio dell’importanza forse è valso quello della contingenza.
Capita, infatti, di esser continuamente sollecitati su questi argomenti, di dover dare spesso risposte ai tanti credenti che ci interrogano nella speranza di trovare una maggiore chiarezza.

Cominciamo con la benedizione delle coppie omosessuali. Il documento GLOM spiega:

“La benedizione (berakhah) in tutta la Bibbia, in particolare nell’Antico Testamento, si configura come la promessa di una vicinanza amorevole e solidale di Dio pronunciata in una situazione specifica della vita delle persone.
E’ una parola di grazia, alla quale si congiunge da una parte l’impegno della comunità benedicente a pregare per sostenere la/le persone benedette nel loro specifico progetto di vita, dall’altra la confessione di fede delle persone che, chiedendo la benedizione, manifestano il bisogno dell’aiuto di Dio nella loro esistenza e la fiducia nel Signore”.

In questo senso, come negare tale parola di grazia alle coppie omosessuali, se lo stesso documento sinodale del 2007 asserisce nell’articolo 2 di credere che “l’essere umano sia fondamentalmente un essere in relazione con Dio e con il suo prossimo e che la relazione umana d’amore, vissuta in piena reciprocità e libertà, sia sostenuta dalla promessa di Dio”?

Che s’intende infine per fecondità all’interno di una coppia? Esclusivamente quella biologica? Che dire dell’adozione, della fecondazione assistita? Appare chiaro,infatti, alla luce di una lettura serena delle scritture che la cosiddetta “ famiglia tradizionale” sia solo una forzatura di certa chiesa cattolica.
Nella Bibbia esistono le famiglie poligamiche, le donne sole o coppie di donne che allevano bambini e altre infinite varietà di tipologie. Come non ricordare infine che lo stesso Gesù mette in crisi i tradizionali legami di parentela allorché sollecitato ad andare incontro alla madre e ai fratelli ribadisce una nuova visione della famiglia?

Ma egli rispose a colui che gli parlava: «Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?». E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!  Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre».  (Mt. 12, 48-50)

Ciò apre un’altra serie di quesiti. La riproduzione è l’unico scopo di una relazione d’amore? La sessualità, se vissuta  modo responsabile, non squalificante del proprio corpo e dell’altrui, può considerarsi un bene in se stesso?
E’ merito di molte teologhe femministe avere messo l’accento sulla cura che Dio esprime verso il nostro corpo. Gesù, secondo questa interpretazione, è venuto a portarci un messaggio per cui amare il prossimo è anche prendersene cura, una cura corporea. Lo vediamo con Gesù quando va incontro agli esseri umani, quando si lascia accarezzare, quando è pronto a sua volta a saziare chi è affamato, a curare il corpo di chi è infermo, a lavare i piedi dei discepoli.
Tutto questo comporta una nuova visione della sessualità come parte fondamentale dell’identità di ogni uomo e di ogni donna, per cui Dio non ci ha creati solo spirito, ma anche corpo e di questo corpo Egli si prende amorevolmente cura. Non lo trascura né lo tratta come se fosse un’appendice noiosa e riprovevole, ma al contrario lo ama in ogni sua espressione.

Infine le terapie riparative, cioè le cosiddette terapie di conversione delle persone omosessuali in eterosessuali. Perché occuparci di un tema così spinoso? Perchè l’idea della “ conversione” dal peccato dell’omosessualità con l’aiuto della grazia di Dio è un tema su cui fanno leva molte impostazioni teologiche, le quali propagandano come scientifiche le proprie affermazioni o evitano del tutto un approccio di questo tipo.
Molte chiese da una parte affermano di accogliere con comprensione gli omosessuali, ma dall’altra ribadiscono con forza che l’accogliere va necessariamente coniugato con un cammino verso il pentimento, la conversione e la guarigione.
Ora, se la cosiddetta conversione dall’omosessualità all’eterosessualità non ha alcun senso da un punto di vista scientifico, poiché l’omosessualità è considerata dall’OMS “una variante del comportamento sessuale umano” e non certo una malattia, che hanno da dire da un punto di vista teologico le nostre comunità sulle terapie riparative  e su quanti non rispettando la natura propria di certi esseri umani cercano di ricomporla secondo i propri schemi?
Che cos’è la malattia per la scienza? Che cosa lo è per la Bibbia?  Se la tecnologia è stata condannata dalle diverse chiese per un uso spesso sconsiderato dell’ambiente e della vita umana, che dovremmo dire quando è la stessa chiesa ad arrogarsi un simile diritto?

Concludendo, non credo mancheranno spunti di riflessione nei diversi laboratori, presieduti da personalità di spicco, tra le quali predomina la componente femminile per una nostra precisa scelta di impostazione.
E’ augurio degli organizzatori, pertanto, che fratelli e sorelle d’ogni fede partecipino numerosi per dare il loro contributo personale e spirituale ad una chiesa di reale condivisione.

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