Giorgio Girardet saluta le partecipanti e i partecipanti al Convegno della REFO. Una riflessione, a volte provocatoria, ma senza dubbio stimolante.


girardet1Carissimi sorelle e fratelli della Refo, vi ringrazio per il vostro invito a rivolgere un saluto per la prossima assemblea, pur non potendo essere presente. Lo faccio volentieri sperando che questo mio contributo non sia inutile alla vostra e nostra riflessione, Confesso infatti che la vostra richiesta mi ha, sul momento, imbarazzato, se non addirittura infastidito (vi dirò perché) ma ora penso che tutti ci dobbiamo confrontare con le nostre realtà umane e cristiane, che ci coinvolgono tutti e tutte.

Dobbiamo farlo in tutta la realtà umana, in ogni tempo e cultura, e poiché siamo tutti figli e figlie del nostro tempo, e il nostro è un tempo di profonde trasformazioni culturali, cerchiamo di individuare le linee dominanti, o le preconoscenze, o i pregiudizi che caratterizzano il momento attuale e spesso determinano la nostra vita. Per non restare in balia degli eventi, delle cento strumentalizzazioni politiche e mediatiche.


Cerco di esprimere le mie sensazioni con libertà, pur rendendomi conto di quanto possa essere parziale, ingenuo, o provocatorio in quello che scrivo.

Quattro priorità culturali mi sembrano infatti dominare il presente: il mercato, la scienza, il “teatrino” e la sessualità, che si intrecciano in diversi modi e poi, mi sembra, simbolicamente confluiscono nella pubblicità, ovvero nella ossessione pubblicitaria.

Del mercato, cioè della centralità dell’avere rispetto all’essere, e del trasformare ogni rapporto umano in un rapporto di potere e di violenza attraverso le cose, si tratta di una realtà universale, in sé necessaria e benefica, presente in tutte le culture, e che sta all’origine della stessa nostra modernità: quello che fa problema è l’attuale sua misura “smisurata,” la sua pervasività e il suo dominio su altri aspetti della vita umana, la sua mancanza di misura, insomma, come per altri aspetti della modernità. La quale avrebbe dovuto già nel secolo scorso, anzi fin dal Medioevo evitare di far del mercato una quasi religione, quando è avvenuto che teologi cristiani, e segnatamente cattolici, adottassero una terminologia mercantile per le loro speculazioni sull’aldilà applicando alla vita dei cristiani linguaggio e prassi mercantili, aberranti, ed estranei all’evangelo di Gesù Cristo, con parole come “merito”,“indulgenza”, “purgatorio”; un mercato della grazia di Dio che giustamente si sboccò nei movimenti di protesta valdese e francescano e poi nella protesta di Lutero, Calvino e degli anabattisti.

Quanto alla sessualità, che vedo come la seconda priorità del presente, si tratta probabilmente soprattutto di una esagerazione contingente, una dismisura per altro ricorrente in altre cose, come reazione alla sessuofobia moderna o religioso-cattolica. Oggi sembra che siamo giunti ad un capovolgimento senza precedenti di quella mentalità delle culture antiche, che tendenzialmente demonizzavano la sessualità, mettendo invece al centro la stessa sessualità, con il suo richiamo alla libertà e bellezza del sesso; ma lo sta facendo non senza esagerazioni, secondo il procedimento corrente dell’oltrepassare jl limite. Esagerazioni che fan pensare che ai Diritti Umani fondamentali dell’ONU del 1848, si sia oggi aggiunto tacitamente un nuovo diritto umano fondamentale, cioè il “diritto all’orgasmo”.

Restando seri, continuo a chiedermi e a chiedervi perché. Perché nelle culture umane passate o presenti non mi sembra di aver letto (ma posso non essere bene informato) che esistano culture del tutto non omofobe, per le quali cioè l’omosessualità dell’una o dell’altro siano fatti ovvii per i due sessi, pacificamente accettati da tutta la comunità, come il colore dei capelli in Europa.. E vorrei risposte culturalmente convincenti sul perché la presente libertà e liberazione sessuale costituiscano quasi un novum culturale, e perché, e perché proprio ora? Questa insistenza sulla sessualità e questa liberazione degli omosessuali possa essere realizzata e difesa con tanta intensità, a differenza delle culture del passato. A meno che, (sono aperto a tutte le ipotesi), questa stessa cultura sessuocentrica non possa addirittura essere intesa in positivo come l’inizio di una nuova umanità, più libera e adulta delle culture del passato, una nuova tappa, se oso azzardare, dell’ evoluzione della specie umana? Un nuovo momento del disegno intelligente con cui Dio ha creato il mondo? E vorrei ancora chiedervi mentre lo chiedo a me stesso, e quasi mi spavento alla novità di questi miei pensieri, che cosa

intendeva Gesù quando ai teologi del suo tempo, che discettavano su un’eventuale poligamia protratta nel regno dei cieli di un uomo che in vita avesse successivamente avuto sette mogli: Di chi sarà marito? E Gesù rispose: indicando un tratto misterioso della nuova umanità: quando gli uomini risuscitano dai morti, né prendono né danno moglie, ma sono come angeli nel cielo( Marco. 12:25). Non vi è forse qui, nel contesto delle meraviglie della creazione, un’indicazione e una speranza di un essere umano futuro svincolato da tutte le limitazioni della corporeità?

Possiamo qui osare una risposta, cui Gesù soltanto accenna: esiste una super natura che trascende la natura corporea e storica, nella quale viviamo per così dire“provvisoriamente” in attesa della visione finale, dove le persone omosessuali potrebbero addirittura essere un segno della umanità futura?

Ma quanta strada c’è ancora da fare e voi care sorelle e fratelli della Refo lo sapete bene per esperienza quotidiana e lo sa (e qui vengo al disagio e fastidio di cui vi parlavo all’inizio) devo rendervi conto che anche per me il cammino è stato lungo e che provo ancora disagio di fronte gli atteggiamenti di vittimismo o di esibizionismo.

Concludendo questo intervento già troppo lungo, vorrei formularvi con tutta fraternità alcune domande, tenendo conto che le vostre risposte potrebbero essere di aiuto a me e a molti altri in questo momento in cui siamo impegnati a costruire l’umanità di domani, siete “l’alba del futuro”, come recitavano alcuni slogan degli studenti delle manifestazioni al Circo Massimo in ottobre. a Roma.

Posso spingermi allora fino a formulare alcuni temi su cui lavorare insieme?

  1. Rivendichiamo la nostra libertà ad essere liberamente quello che siamo e ad essere come siamo, gay o lesbiche, in amicizia e scambio di esperienza con i nostri fratelli e sorelle etero. Qual è infatti la relazione fra il rifiuto della omosessualità e il rifiuto o non accoglienza dell’altro in genere, che porta al razzismo?
  2. Ci impegniamo ad accogliere, comprendere e dialogare con quanti hanno pregiudizi sugli omosessuali, e ad avere la pazienza evitare atteggiamenti vittimistici o esibizionistici.
  3. Rifletteremo sulla base della Bibbia e dell’esperienza, sia nostra sia della storia umana, in che misura una specifica angolatura sessuale possa essere un privilegio umano e al tempo stesso un dono di servizio di umanità per ogni uomo e ogni donna.
  4. Valorizzeremo per tutti gli etero il senso pregnante e forse nuovo che può avere per ogni donna una maternità “scelta”, direi addirittura “prescelta”, liberamente voluta e non subita, come accade troppo spesso; e per ogni uomo, una paternità ultima (sia pure formalmente adottiva), sul modello della parabola del figlio riaccolto (quella nota come la parabola del figlio prodigo).

Spero di non avervi annoiato con le mie divagazioni culturali e teologiche.

Infine, un piccolo desiderio. E’ proprio utile al movimento, parlare o addirittura, celebrare un matrimonio fra omosessuali, se non vogliamo provocare inutilmente il pubblico? Invece di matrimonio, la parola italiana “sodalizio”, sodali, non è forse più esatta e pregnante, sufficiente, senza brutte sigle? Mentre “matrimonio” non sembra avere un significato dubbio, che possa essere messo in discussione.

Un abbraccio a tutti e tutte.

Giorgio Girardet

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