Unioni omosessuali negli U.S.A.


gay_3(tratto da Voce Evangelica)

Dall’arrivo alla Casa Bianca di Barack Obama, l’Iowa, il Vermont e il New Hampshire hanno legalizzato i matrimoni gay. Su questa questione sussistono tuttavia ancora profonde divisioni all’interno della società americana e tra le varie chiese. I militanti della causa gay sono contrariati a causa del mancato appoggio esplicito da parte del presidente, nel quale ripongono molte speranze. Vari democratici conservatori, dal canto loro, fanno fronte comune con i repubblicani per difendere l’istituzione del matrimonio (inteso come unione di un uomo e una donna).

Descrivendo la presa di coscienza dei propri diritti in quanto omosessuale come una professione di fede, Morgan Foxworth, un attore 42enne di New York, spiega quel che significa per lui il matrimonio gay: “Non si tratta più di essere tollerati in quanto gay, ma di essere accettati”, afferma sotto lo sguardo del suo compagno Daniel Gabbe. “Non siamo cittadini di seconda classe. Ne ho abbastanza che la Bibbia venga usata dai nostri avversari come un’arma”. A migliaia di chilometri di distanza, a Wichita (Texas), Troy Newman, direttore dell’Ong cristiana Operation Rescue, è tra coloro che seguono appunto la Bibbia alla lettera. Per lui l’elezione di Obama minaccia i valori americani: “L’amministrazione Obama va in una direzione, l’America in un’altra”, afferma. “Ora sappiamo cosa significa il cambiamento di cui tanto parlava in campagna elettorale: aborto libero, matrimoni omosessuali e un’America sull’orlo della bancarotta”.

Obama e la questione omosessuale La questione dei matrimoni gay è al centro di un acceso dibattito negli Stati Uniti ed è recentemente ritornata alla ribalta dopo che l’Iowa, il Vermont e il New Hampshire hanno deciso quest’anno di legalizzare le unioni tra persone dello stesso sesso. Si tratta tuttavia di una questione che mette Barack Obama in una posizione molto difficile. Il presidente americano è infatti vittima di molto critiche, provenienti in gran parte proprio dal suo stesso partito, dove vari deputati democratici conservatori si oppongono al matrimonio gay. Mentre la comunità gay americana lo scorso 28 giungo ha celebrato il 40esimo anniversario di Stonewall – una serie di manifestazioni violente a New York nel 1968 durante le quali molti gay si erano battuti per i loro diritti – molti militanti della causa gay accusano il presidente di non aver mantenuto le proprie promesse. “Sono molto deluso – afferma Daniel Gabbe -. Per la prima volta nella mia vita mi sono battuto a livello politico per sostenere l’elezione di Obama. Aveva promesso d’impegnarsi a favore dei gay ma non ha fatto granché. Sono cosciente che aveva altre priorità, ma stiamo parlando di diritti umani”.

Blandire gli arrabbiati Barack Obama ha tentato lo scorso 29 giugno di calmare la rabbia degli omosessuali. “So che molti ritengono che i progressi non siano stati abbastanza rapidi”, ha dichiarato, ricevendo alla Casa Bianca i rappresentanti delle associazioni gay, “ma posso dirvi che abbiamo fatto, e faremo ancora, vari passi avanti”. Nel New Hampshire il rappresentante democratico James Splaine afferma che l’arrivo al potere di Obama ha cambiato le cose. “Il presidente ha espresso l’intenzione di combattere il Defense of Marriage Act (Doma), adottato sotto la presidenza di Bill Clinton nel 1997”, spiega il deputato. “Allora i repubblicani, che controllavano il Congresso, volevano far passare un emendamento della Costituzione americana che definisse il matrimonio l’unione tra un uomo e una donna. Per impedirglielo, Clinton ha sostenuto il Defense of Marriage Act, che vieta alle coppie dello stesso sesso di beneficiare di sovvenzioni federali come invece accade per quelle eterosessuali”. L’emendamento della Costituzione americana proposto nel 2004 da George Bush e volto a definire il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna è intanto stato abbandonato. Unioni autorizzate in sei Stati James Splaine ricorda che il matrimonio gay è una questione che riguarda innanzitutto i singoli Stati e non lo Stato federale. Lo scorso 3 giugno il New Hampshire è diventato il sesto Stato americano – dopo il Massachusetts, il Connecticut, il Maine, il Vermont e l’Iowa – ad autorizzare le unioni tra persone dello stesso sesso. Due anni prima, il 7 aprile 2007, i deputati del Vermont si sono opposti a un veto del governatore e hanno accolto una legge che autorizza nello Stato i matrimoni gay a partire dal prossimo 1. settembre. Lo scorso 3 aprile, infine, la Corte suprema dell’Iowa, con un verdetto unanime, ha legalizzato queste unioni. Nel New Hampshire la vittoria legislativa ottenuta da James Splaine e dai suoi alleati è il risultato di una lunga battaglia. “Nel 2006 ho promosso un progetto di legge sulle unioni civili, accettato l’anno seguente”, racconta. Questo progetto ha aperto la strada al testo sui matrimoni omosessuali, accolto nel settembre del 2008. Ciò che davvero ci ha aiutato, tuttavia, è stata l’approvazione di progetti di legge simili in altri Stati, come nel Vermont”. I militanti della causa gay hanno però subito un’importante sconfitta lo scorso novembre in California, quando la popolazione ha accolto in votazione la ‘Proposta 8’, un emendamento della Costituzione californiana che definisce il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna. Lo scorso 26 maggio la Corte suprema della California ha confermato la legalità della ‘Proposta 8’ e il divieto dunque dei matrimoni gay nello Stato. I giudici hanno tuttavia parallelamente affermato che i matrimoni di 18 mila coppie omosessuali celebrati nello Stato erano legali. Ruolo delle chiese Le chiese giocano un ruolo fondamentale nell’ambito di questo dibattito.

Del campo degli oppositori al matrimonio gay fanno parte i cattolici e molte delle correnti protestanti degli Stati Uniti. Joseph Martino, vescovo di Scranton in Pennsylvania, si batte per difendere il sacramento del matrimonio tra un uomo e una donna. La maggior parte delle chiese metodiste e battiste condividono questa visione del matrimonio, ma alcuni movimenti la pensano in modo diverso. È il caso della United Church of Christ e delle Metropolitan Community Churches, di cui fa parte la Sunshine Cathedral di Fort Lauderdale (Florida). “Per noi ogni essere umano è sacro”, spiega il reverendo Durell Watkis della Sunshine Cathedral, “e riteniamo che il matrimonio non dovrebbe essere un privilegio per le sole coppie eterosessuali”. Nel New Hampshire Gene Robinson, vescovo della Chiesa episcopale e omosessuale ha assistito alle udienze parlamentari pubbliche. “La sua presenza e il sostegno di molte organizzazioni religiose ci hanno aiutato molto”, sottolinea James Splaine. “Abbiamo anche inserito una clausola che rassicura le chiese: nessuna di loro è obbligata a celebrare matrimoni gay se non lo desidera”. Secondo la Human Rights Campaign, un’associazione che milita in favore degli omosessuali, in 29 Stati americani vi sono emendamenti costituzionali che limitano i matrimoni all’unione di un uomo e una donna. Nell’immediato gli sguardi sono puntati sullo Stato di New York. La Camera dei rappresentanti dello Stato ha infatti approvato un progetto di legge che autorizza i matrimoni gay, ma il Senato è totalmente paralizzato da una crisi politica. In California Theodore Olson e David Boeis, due avvocati avversari nella battaglia legale tra George Bush e Al Gore nel 2000 in Florida (Boeis rappresentava Gore, mentre Olson era l’avvocato di Bush) hanno costituito un’alleanza sorprendente per combattere l’emendamento costituzionale che impedisce i matrimoni gay. In questo caso l’ultima parola spetta alla Corte suprema degli Stati Uniti (ProtestInfo; trad. it. Amanda Pfändler)

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