Editoriale


homophobiadi Claudia Angeletti

È successo ancora: Unione Europea e Onu sono costrette a far notare all’Italia che si sta ponendo fuori dal quadro di riferimento democratico dei paesi civili e dagli standard minimi delle convenzioni internazionali sui diritti delle persone. È successo stavolta in relazione alle persone omosessuali e all’affossamento del progetto di legge Concia sull’omofobia della scorsa settimana. Una legge necessaria a tutelare le persone omosessuali dalla violenza di cui sono fatte segno negli ultimi tempi con una frequenza (quotidiana), una virulenza (mazze da baseball, temperini, pugni) e uno spettro di diffusione (Firenze, Roma, Napoli, Palermo) assai impressionanti. Una recrudescenza, questa, che probabilmente ha la stessa matrice di rivalsa di chi, percependo insidiata la propria (supposta o reale) posizione di potere maschilista e patriarcale da un diffuso cambiamento di mentalità inevitabilmente avvenuto negli ultimi decenni, reagisce scompostamente per riaffermarla (analogamente a quanto avviene per la violenza contro le donne).

A maggior ragione, l’approvazione di questa legge sarebbe stata necessaria, sia come deterrente al crimine di matrice omofobica, sia come un’indicazione inequivocabile della imprescindibilità di un cambiamento di mentalità nella direzione del prendere atto dell’esistenza di persone omosessuali cui spettano diritti uguali a tutti gli altri cittadini (art. 3 della Costituzione). E invece di questo segnale di civiltà la nostra classe politica si è de facto apparentata alla parte intollerante, becera, violenta e liberticida dell’opinione pubblica che ammorba il clima del nostro paese, negli ultimi tempi, rendendolo irrespirabile. Al punto che questa ulteriore delusione subita da gay e lesbiche, dopo quella del tentativo di riconoscimento delle coppie di fatto tramite la proposta dei «Dico», spinge infatti chi può a emigrare (in Spagna, in Olanda, in Germania), pur di trovare la possibilità di vivere senza la menomazione di essere esposto o esposta, per il solo fatto di esprimere la propria affettività con un bacio o anche semplicemente un passeggiare mano nella mano, al rischio di ritrovarsi all’ospedale.

Ma ci sono anche gruppi di Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) meno disposti a farsi mettere i piedi sulla testa che minacciano in questi giorni di organizzare a loro volta ronde di omosessuali contro gli omofobi, forse solo come provocazione, ma immaginiamo l’escalation di violenza se si passasse dalle parole ai fatti. Una decisione quindi, quella del nostro mondo politico, che ancora una volta non fa che acuire un problema invece di smussarlo o fornire indicazioni per risolverlo, continuando sulla scia di una deriva razzista già presente in altri provvedimenti dell’attuale governo (leggi: pacchetto sicurezza).

Sono spia allarmante di questo razzismo rampante, poi, le motivazioni addotte da alcuni alla bocciatura della proposta di Paola Concia: prevedere l’aggravante di omofobia per aggressioni che abbiano come motivazione esclusiva proprio l’odio contro il diverso orientamento sessuale costituirebbe discriminazione verso altre categorie di cittadini! La forza pubblica ha già il dovere di tutelare qualunque cittadino dalle aggressioni, quindi perché «privilegiare» gli omosessuali e non «padri di famiglia» o «donne incinte» (citazione, quest’ultima, di Alessandra Mussolini a La vita in diretta, 16 ottobre)?

È un ragionamento, questo, che teoricamente potrebbe anche esser condivisibile, ma solo qualora i diritti e la considerazione sociale degli omosessuali fossero identici a quelli di donne incinte e padri di famiglia. Ma così purtroppo non è, in Italia, lo vediamo bene, quando in Tv Castelli si diverte a prendere in giro Scalfarotto, dicendogli che se vuole sposarsi in Italia può farlo benissimo… purché con una donna e non con il suo compagno. È un ragionamento, questo, molto pericoloso sul piano della democrazia perché allarga la strada a una legittimazione morale della discriminazione delle persone sulla base del solito pregiudizio maschilista-patriarcale per cui la società è basata sulla famiglia eterosessuale e non sul valore del singolo individuo, facendoci arretrare a prima dell’Illuminismo, come vorrebbe il Vaticano.

E le chiese bmv hanno fatto il possibile per contrastare questa mentalità?

tratto da Riforma, n°40, 23 ottobre 2009

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