Convegno su omosessualità e psicoterapie: smentite tesi su “guarigioni”


11637_169039712035_136425427035_2987489_1986930_ndi Sergio Rovasio (Segretario Associazione Radicale Certi Diritti)

Si è svolto ieri a Roma, presso la Biblioteca nazionale, un importante convegno internazionale su “Omosessualità e psicoterapie” promosso dal Prof. Vittorio Lingiardi, medico psichiatra e psicanalista, Ordinario presso la Facoltà di Psicologia 1 dell’Università di Roma ‘La Sapienza’ dove dirige la 2° scuola di Specilizzazione in Psicologia clinica.

Il convegno, forse l’unico di questo genere in Italia, ha trattato e analizzato il tema delle ‘terapie riparative’, nate negli Usa, tra le altre, dall’Associazione Narth e ispirate dal fondamentalismo religioso degli evangelici cristiani, che anche in Italia, per altre vie, si stanno purtroppo diffondendo, è stato un grande esempio di confronto, chiarimento e affermazione della scienza davanti ad una platea di specialisti ed alcuni esponenti del movimento lgbt(e).

Soprattutto nella parte finale del convegno vi sono stati momenti di grande confronto scientifico tra gli psichiatri dott. Paolo Rigliano e il dott. Tonino Cantelmi su alcuni approcci e studi riguardo le cosiddette ‘terapie’ riparative.

Tra i punti più rilevanti chiariti dal convegno, con elementi, dati e studi scientifici, vi sono:

a) l’omosessualità non è una malattia;

b) le “terapie riparative” non hanno alcun fondamento scientifico;

c) quasi tutte le persone che si sono sottoposte a tali pseudo “terapie” sono rimaste omosessuali, le pochissime che dichiarano di essere ‘guarite’ dall’omosessualità sono per lo più persone che lavorano nell’ambito di associazioni che promuovono o gestiscono le ‘terapie riparative’;

d) coloro che svolgono l’attività di psichiatri o psicoterapeuti, e promuovono le ‘terapie riparative’, sono passibili di denuncia presso gli albi e istituti professionali per la totale infondatezza scientifica di questi metodi;

e) affidarsi alle conoscenze di uno specialista serve quindi non a ‘esssere o diventare normali’ ma a imparare ad accettarsi.

Fonte: Certi Diritti

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