“Ho desiderato ‘guarire’ la mia omosessualità con l’aiuto di Dio”


© CHRIS BLASER - Bertrand, a casa sua, a Romanel.

Conciliare la propria fede e la propria omosessualità è difficile per molti adolescenti. Alcuni di essi tentano la via del cambiamento attraverso la preghiera. “Il peggior periodo della mia vita”, giudica Bertrand, oggi 24enne.

Il tempio di Romanel, Bertrand lo conosce bene. Ci va con piacere la domenica. Oggi, può dire di videre la sua fede in modo “cool”. Nessuna smanceria. Ma non è stato sempre così per questo giovane omosessuale di 24 anni.

L’adolescenza, la scoperta della sessualità e dell’omosessualità, la fede dei genitori, la propria, tutto questo non è sempre andato d’accordo. “E’ stato il peggior periodo della mia vita”, confida nel suo piccolo appartamento vicino al tempio, fumando una sigaretta. Fra preghiere e tantativi di “guarigione”, il suo percorso sembra quello di tanti altri giovani, ragazze o ragazzi, lesbiche o gay, combattuti fra spiritualità e sessualità.

“Mi sono scoperto a 12 anni, ma non sono stato sempre omosessuale?” si chiede il giovane di Romanel. E’ stato nel corso di un campo cristiano in Svizzera tedesca che ha vissuto un primo flirt con un ragazzo della sua età. “Fino a 21 o 22 anni, ho lottato contro la mia omosessualità. Come qualcuno che ha un cancro e che cerca di guarire”. Guarire? La parola è forte, ma è proprio in quello spirito che Bertrand ha vissuto la sua adolescenza.

Post-it e preghiere

Ma come possiamo insegnare a guarire dall’omosessualità? “Fra le altre cose succedeva attraverso la preghiera. o, per esempio, annotavo dei versetti su dei post-it, per aiutarmi, e li incollavo in posti diversi. Avevo sempre una Bibbia con me. Cercavo costantemente l’aiuto di Dio, perchè mi liberasse”. Verso i 16 anni, abbandona la fede dei genitori, darbista (vicini agli evangelici e chiamati anche Assemblee dei Fratelli) e si avvicina ad un’altra Chiesa evangelica. Di sua iniziativa, e non spinto dai genitori, segue un programma chiamato Torrenti di Spirito.

Sviluppato dall’americano Andrew Comiskey, questo programma si presenta sotto forma di manuale di lavoro indirizzandosi “a tutte quelle persone che desiderano entrare in un cammino di guarigione e di libertà in Gesù Cristo e che provano delle difficoltà nelle relazioni esprimendo delle tendenze omosessuali o lesbiche”. L’autore si basa sul proprio esempio: il suo cammino verso una sessualità riconciliata sposando una donna e costituendo una famiglia.

“Secondo questo manuale, ho avuto una mancanza d’amore da parte dei miei genitori, specialmente di mio padre”, si ricorda Bertrand. “Il programma indica cosa fare, cosa dire, cosa pregare. L’ho seguito per quattro mesi, in incontri di gruppo”. Gli incontri erano disseminati di canti, conversazioni e preghiere, o di imposizioni di mani. “Trovavo tutto questo troppo inquadrato. Grosso modo, il fine era di pregare Dio per uscirne. Ma uscire da cosa?” si chiede oggi.

“Ho dubitato della mia fede”

Altri giovani passano per gli stessi interrogativi. E alcuni pregano Dio perchè espella il diavolo che si è impadronito del loro corpo. “Grosso modo, era lo stesso per me. Non vedevo il diavolo, ma il male. Cercavo una liberazione al mio profondo malessere”.

Senza l’aiuto della famiglia, il ragazzo esce da tutto questo “completamente a pezzi”, con un senso di colpa e di vergogna ancora più grandi. “Mi sono detto che ero ero fottuto, ero in collera con Dio, ho dubitato della mia fede. Non era compatibile con la mia omosessualità”.

Questo senso di colpa è d’altra parte proseguito per anni. “Verso i 16-18 anni, ho avuto una relazione con un ragazzo. Sistematicamente, quando stavo con lui aprovavo molto piacere. Ma un malessere profondo mi invadeva subito dopo”. Se non ha mai pensato al suicidio, ha comunque avuto molte volte voglia di “non esserci più”.

Alla fine è da solo che Bertrand troverà le sue risposte, leggendo la Bibbia. Lui stesso ama dire che è nato “fra due pagine della Bibbia”. “Gesù non ha mai parlato di omosessualità. Se prendiamo esempio da lui, non possiamo certo respingere gli omosessuali”. Se certi passaggi dell’Antico Testamento possono apparire duri verso l’omosessualità, è tutta una questione di interpretazione. “Per me, la storia di Sodoma e Gomorra rappresenta la punizione, non dell’omosessualità, ma dello stupro omosessuale. E prendete la storia di Davide e Gionata nella Bibbia: un’amicizia maschile molto forte, quasi amore”.

Di tutto quel periodo, non conserva rimorsi, ma “molte ferite e sofferenze”. “Ce l’ho avuta con Dio. Ma Dio mi ha fatto come sono. E come dice Davide nel Salmo 139: «Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo».

Decisione accettata dalla famiglia

Nel 2007, Bertrand prende la decisione: si accetterà in quanto omosessuale, una decisione che la sua famiglia ha alla fine accolto. “Mi sono detto che andavo a vivere ciò che avevo nel fondo di me stesso. Non avevo più vergogna”. Ha invece conservato la sua fede intatta e si volta ormai verso la Chiesa evangelica riformata del cantone di Vaud (EERV).

“Non cercano di giudicarmi. Alcuni non vogliono le unioni omosessuali, ma accettano i pastori omosessuali”. Oggi, nell’ambito del Vogay (association vaudoise des personnes concernées par l’homosexualité), di cui fa parte, vorrebbe mettere in piedi degli incontri fra cristiani omosessuali. “E perchè no anche dei culti gay-friendly?”

Ad oggi Bertrand esprime una differenza fra il vivere il proprio orientamento sessuale e la sua fede. “Dopo una relazione di diversi anni appena finita, mi accingo a vivere la mia omosessualità in astinenza? Mi rimetterò in coppia con un altro ragazzo? Creerò una famiglia? Non lo so ancora”. Il ragazzo di Romanel cerca dunque ancora il suo posto (nel mondo, ndt). Ma non si preoccupa: “Il solo che può giudicarci, è Dio”.

(traduzione a cura di Henry Olsen)
Fonte: 24heure

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