Gb: una madre lotta perchè il figlio minorenne possa cambiare sesso


Il Sistema Sanitario Nazionale (NHS) britannico si trova a dover affrontare le istanze di una madre particolarmente decisa. Carole Smith ha quarantun anni ed una figlia transessuale di quattordici. La preoccupazione di Carole come quella di ogni madre è il bene della figlia ed è proprio per evitare che sua figlia entri nella pubertà come un ragazzo che la signora Smith ha deciso di affrontare la sanità britannica perché fornisca alla figlia gli ormoni necessari a questo tipo di trattamento.

Si tratterebbe di una cura molto costosa (prezzo stimato sedicimila sterline) cui la signora non è grado di far fronte. Senza questi ormoni però la ragazza, nata maschietto, potrebbe crescere in altezza e sviluppare anche mani e piedi ed incontrare, in questo modo, ulteriori difficoltà nel passaggio da maschio a femmina.

Parlando con il quotidiano The Sun la madre di Georgie, non è il suo vero nome, ha raccontato di come già dall’età di due anni la figlia avesse espresso la “volontà” di diventare una bambina e ha inoltre fatto notare come il figlio con indosso la divisa femminile fosse oggetto delle continue prese in giro dei compagni. Anche Georgie ha parlato con il The Sun rilasciando una commuovente videointervista in cui racconta di aver pensato che “uccidersi sarebbe stato più semplice che andare a scuola”.

Il trattamento, possibile negli Stati Uniti, è tuttavia inaccessibile ai bambini del Regno Unito che possono solo assumere ormoni dai sedici anni, a pubertà oramai iniziata. Ad oggi in Gran Bretagna sono circa quattromila i casi di persone che stanno cambiando sesso e per loro rimane la questione della maggiore età come limite minimo per la chirurgia di riassegnazione del genere, alcune di loro però vorrebbero essere messe nella condizione di poter prevenire la pubertà con un trattamento di bloccaggio dell’ipotalamo.

Forse sarà la forza caparbia di una madre a cambiare le cose, se non impedendo la discriminazione, facilitando il cammino verso il pieno raggiungimento di sé. Speriamo. Per il resto dobbiamo impegnarci tutti, insieme. (A. B.)

Fonte: notiziegay

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