Gay e famiglia: convegno di Rete Lenford su rapporto di filiazione e omosessualita’. INTERVISTA a Francesco Bilotta


Oggi e domani, 27 e 28 novembre, si svolge a Roma, presso il Palazzo di Giustizia, il convegno “Rapporto di filiazione e omosessualità” promosso dall’Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford per indagare il tema della realtà giuridica e sociale delle famiglie omogenitoriali: quali sono i diritti, le tutele, i problemi dei genitori gay in Italia.

GAY.tv ha intervistato l’Avv. Francesco Bilotta di Rete Lenford, che anticipa e delinea i temi del convegno “Rapporto di filiazione e omosessualità”.

Rapporto di filiazione e omosessualità: alla luce del contesto giuridico e quello sociale che sta vivendo il nostro Paese, quale è lo scopo del convegno del 27 e 28 novembre?
Uno degli obiettivi di Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford è sensibilizzare gli operatori della giustizia sulle questioni legate al mondo LGBT. In questo caso non si tratta solo di avvocati e magistrati, ma anche di altri professionisti che collaborano con loro, in primo luogo gli psicologi e gli assistenti sociali. Quanti hanno a che fare con la giustizia sanno che i problemi delle persone non possono aspettare le lungaggini della politica. La risposta va data qui e ora. È necessario non chiudere gli occhi di fronte alla realtà di centinaia di coppie omogenitoriali. Bisogna piuttosto chiedersi cosa si può fare per risolvere le difficoltà che si trovano ad affrontare giorno dopo giorno.

Si discute molto sulla possibile incapacità di gay e lesbiche di fare i genitori, educando in modo appropriato’ i figli. C’è chi addirittura parla di trasmissione della ‘tendenza’ sessuale nell’educazione. Perché gli omosessuali non dovrebbero educare?
Per rispondere a questa domanda servirebbe piuttosto la competenza di uno psicologo. Gli studi che sono stati condotti all’estero dimostrano che tale affermazione sia solo il frutto di un pregiudizio. I figli delle coppie omogenitoriali che conosco sono assolutamente sereni. Speriamo che gli psicologi italiani si sentano sollecitati a partecipare a tale dibattito. Non è un caso che la prima relazione del nostro convegno sarà affidata a Vittorio Lingiardi, che oltre ad essere un insigne studioso è autore di Citizen gay.

I genitori omosessuali devono affrontare difficoltà in più rispetto ai genitori eterosessuali, nell’educazione dei figli?
Penso che debbano prima di tutto affrontare le difficoltà di ogni altro omosessuale in questo Paese, ossia il giudizio delle persone che stanno intorno a loro. Dal punto di vista giuridico la questione più spinosa riguarda la tutela del rapporto tra il minore e il compagno del genitore biologico. L’assurdità è che per il diritto questi due soggetti sono dei perfetti estranei anche dopo anni di accudimento affettuoso.

Come verrebbero accolti nell’Italia di oggi i figli delle coppie omosessuali?
Dobbiamo cominciare a pensare che questa è già una realtà. Quindi non possiamo dire come “verrebbero”, ma come “vengono” accolti. Anche qui è l’esperienza a parlare. La presenza di un bambino è vissuta con grande affetto e solidarietà nel contesto sociale della coppia omogenitoriale. Basta leggere il recente libro di Chiara Lalli, Buoni genitori, storie di mamme e papà gay. Per questo è ancora più assurdo il silenzio del nostro ordinamento giuridico.

Che aspetti verranno trattati e che tipo di informazioni verranno date nel corso del convegno organizzato dall’Avvocatura per i diritti lgbt – Rete Lenford?
Il nostro sarà un convegno strettamente giuridico, proprio perché vogliamo rivolgerci agli operatori della giustizia. Non si possono immaginare leggi nuove senza un previo approfondimento teorico delle questioni. Serve innanzitutto a fare il punto della situazione per elaborare una strategia di azione. Il convegno sarà introdotto da Stefano Rodotà che ci fornirà un quadro teorico generale di riferimento. I lavori saranno poi articolati in tre pannel che scandiranno i momenti cruciali della vita delle coppie omogenitoriali: Essere genitori, Diventare genitori, Vivere da genitori.

Ragionare sui temi più che necessari come gay e filiazioni, adozioni e affidi, diritti di genitori omosessuali, non rischia di essere un passo più lungo della gamba, considerato il fatto che in Italia i problemi di riconoscimenti dei diritti sono ancora relegati alle unioni civili ed ai matrimoni?
Questo approccio non è condivisibile.
Le leggi non nascono dal nulla. Esse sono il precipitato di una congerie di fattori, tra i quali un peso rilevante ha lo studio giuridico teorico delle questioni in campo. Tale approccio nell’elaborazione delle norme oggi è quasi inesistente e infatti è sotto gli occhi di tutti la pessima qualità dei testi approvati dal nostro Parlamento. Tanta parte della crisi del “sistema giustizia” deriva proprio dalla qualità delle norme vigenti. In altri termini, per fare una buona legge sulle coppie omogenitoriali ci vorrebbero tanti convegni come il nostro.

Il concetto di famiglia oramai è cambiato, anche grazie all’apertura della Cassazione sui ‘rapporti di mutua assistenza’. Cosa è necessario all’Italia affinché accetti nuovi nuclei familiari, smettendo di vederli come spauracchi?
La cosa che mi fa ridere è che la Cassazione esprime quel giudizio da decenni. La stampa continua a parlarne come una novità e invece non è affatto così. C’è una specie di cortocircuito informativo tra sistema giudiziario e mezzi di comunicazione. Questi ultimi sembrano solo una cassa di risonanza della classe politica che non brilla affatto quanto a conoscenza del diritto. All’Italia serve un approccio meno ideologico ai problemi delle persone, perché – come ho ricordato al Ministro Rotondi a Genova in occasione del Gay Pride – rischiamo di fare ideologia sulla pelle delle persone.

Quali sono i passi che i semplici cittadini possono compiere affinché si vedano dei risultati concreti nella rivendicazione di diritti per la comunità lgbt?
Non avere paura di mettere in moto la macchina della giustizia. E ciò non nella convinzione che sicuramente verranno accolte le richieste di tutela che vengono avanzate, ma perché questo è il più efficace metodo di socializzazione di un fenomeno. Le lotte femministe ce lo dovrebbero insegnare. È quello che stiamo facendo con Affermazione civile, la campagna per il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso che conduciamo in sinergia con l’Associazione radicale Certi diritti.

Ogni diritto acquisito è risultato di una battaglia pregressa. Nel contesto storico,sociale, politico di adesso, ha senso assumere un atteggiamento ‘rivoluzionario’ per la rivendicazione dei diritti lgbt, oppure è preferibile una lenta restaurazione culturale?
Le due cose non sono alternative. Combattere per il riconoscimento dei propri diritti servendosi del ricorso alla giustizia è in sé rivoluzionario per la comunità LGBT italiana. Prima di tutto perché coinvolge gli eterosessuali e li mette di fronte a una palese violazione del principio costituzionale di uguaglianza. In secondo luogo perché si afferma la piena dignità dei cittadini omosessuali di fronte alla società. Gli omosessuali non sono cittadini di serie B, ma non ricorrendo alla giustizia si comportano come se lo fossero.

Chi costantemente lotta per i diritti delle coppie omosessuali, può godere oggi di un appoggio politico concreto in Parlamento?
No, direi che tranne qualche eccezione l’omofobia è radicata profondamente nella nostra classe politica. Sulla questione della omogenitorialità c’è un muro trasversale. Mi chiedo quanti di quelli che pontificano sull’incapacità educativa di una coppia di persone dello stesso sesso abbiano letto le ricerche degli psicologi americani, o il recente rapporto del Ministero della Giustizia tedesco sul tema, che esprimono un giudizio assolutamente positivo sulle coppie omogenitoriali. L’omofobia è ignoranza e purtroppo l’ignoranza non conosce colore politico.

Che risultato ci si aspetta al termine del convegno ‘Rapporto di filiazione e omosessualità’? Quali i passi successivi per l’Avvocatura per i diritti LGBT?
Mi piacerebbe che accadesse la stessa cosa che successe alla fine del nostro primo convegno nazionale sulla tutela giuridica delle coppie di persone dello stesso sesso. Tantissimi colleghi eterosessuali o comunque non impegnati nella lotta per i diritti LGBT vennero a ringraziarci per aver aperto loro gli occhi su una realtà che non conoscevano e che non immaginavano fosse così ricca di implicazioni giuridiche.
L’ignoranza da cui deriva l’omofobia si può combattere solo con la conoscenza ed è anche per questo che stiamo promuovendo un Centro internazionale di studi giuridici sull’identità e l’orientamento sessuale che avrà sede a Firenze. Mentre nell’immediato continueremo a sostenere la battaglia per il diritto al matrimonio gay nella speranza che altri Tribunali dopo Venezia e Trento rimettano la questione alla Corte costituzionale.

IL PROGRAMMA DEL CONVEGNO

VENERDÌ 27 NOVEMBRE 2009

16.00 Registrazione partecipanti

16.30 Saluti

Avv. Antonio ROTELLI –
Presidente Avvocatura per i Diritti LGBT

Avv. Alessandro CASSIANI – Presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma

16.45 Introduzione

Prof. Stefano RODOTA’

I SESSIONE – ESSERE GENITORI

17.00 – Coordina Avv. ta Saveria RICCI

Prof. Vittorio LINGIARDI
Aspetti psicologici

Dott.ssa Chiara LALLI
Aspetti bioetici

SABATO 28 NOVEMBRE 2009

II SESSIONE – DIVENTARE GENITORI

9.30 – Coordina Avv. Michele POTE’

Avv.ta Susanna LOLLINI
La procreazione medicalmente assistita

Avv. Francesco BILOTTA
Adozione e affido

Dott. Giacomo OBERTO
Problemi di coppia e filiazione

Prof. Tiziana VETTOR
Nuove famiglie e sfera pubblica: lavoro e sicurezza sociale

11.00 Pausa

III SESSIONE – VIVERE DA GENITORI

11.30 – Coordina Avv. Alexander SCHUSTER
Avv.ta Maria Federica MOSCATI

La genitorialità sociale: profili di diritto comparato

Avv. Matteo WINKLER
Aspetti di diritto internazionale privato

Avv.ta Maria Grazia SANGALLI
Le prospettive di riforma
13.00 – Dibattito

Fonte: GAY.tv

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