Omosessuali e trans non entreranno nel Regno dei Cieli


il cardinale Javier Lozano Barragan, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, Pastorale per la salute

Gli omosessuali e i trans «non entreranno nel Regno dei cieli», afferma il card. Javier Lozano Barragan, ex «ministro della salute» vaticano ai tempi del caso Eluana Englaro, precisando però che «non sta a noi condannare» e che «sono comunque persone e in quanto tali da rispettare». «Trans e omosessuali – ha detto il porporato in una intervista al sito Pontifex  – non entreranno mai nel Regno dei cieli, e non lo dico io, ma san Paolo». Secondo il card.Barragan, «non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell’adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli», perchè «tutto quello che consiste nell’andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio». L’ex presidente del Pontificio consiglio per la pastorale degli operatori sanitari, ora in pensione ma tuttora membro di varie congregazioni pontificie, ha citato in proposito un passaggio della Lettera di San Paolo ai Romani, capitolo primo, versetti 26 e 27, dove si parla di persone «impure» abbandonate a «passioni infami», martirio di coloro che hanno «disprezzato la conoscenza di Dio». «L’omossessualità è dunque un peccato – ha precisato il cardinale messicano – ma questo non giustifica alcuna forma di discriminazione. Il giudizio spetta solo a Dio, noi sulla Terra non possiamo condannare, e come persone abbiamo tutti gli stessi diritti». L’uso della pillola abortiva Ru486, come ogni aborto, «è un crimine, un delitto e merita una punizione»: sostien Barragan  Autorizzarne la diffusione, secondo il porporato, è peggio che liberalizzare la vendita di armi. «Chi compra una rivoltella in un negozio è potenzialmente pericoloso, di fatto ha la possibilità di trasformarsi in omicida se la usa male e contro la legge. Ma diventa un criminale solo se agisce male. Chi abortisce, invece, lo diventa di fatto, in quanto ammazza. Pertanto la condotta di chi compie e pratica un aborto è sicuramente più grave di chi compra un revolver nell’armeria». E, a suo giudizio, non cambierebbe molto limitare l’utilizzo della Ru486 nelle strutture ospedaliere. «Non mi interesso di questioni nazionali, ma credo che la sorveglianza medica non cambi affatto la sostanza: si tratta sempre e comunque di un mezzo abortivo e come tale, rappresenta una violazione gravissima della vita». Immediate e durissime le reazioni delle associazioni gay.«La gerarchia vaticana torna a colpire la dignità delle persone lgbt con le parole del cardinale Lozano Barragan e dell’arcivescovo di Bologna Caffarra», protesta Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay, sottolineando che ciò avviene «mentre in tutta Italia imperversano violenze contro le persone omosessuali e campagne mediatiche contro la dignità delle persone transessuali». «Il presidente emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, Pastorale per la salute, insiste poi nell’affermare che non si nasce omosessuali, che la causa del proprio orientamento sessuale la si deve cercare nell’educazione, in un mancato sviluppo dell’adolescenza. Si può anche esser incolpevoli, ma siccome gay e trans agiscono contro la dignità del corpo, certamente non andranno in paradiso, perchè andare contro natura offende Dio. Che sollievo cardinale! Fino a ieri – ha aggiunto Mancuso – pensavamo di dovervi ritrovare, una volta passati a miglior vita, nell’aldilà, ancora con i vostri proclami accusatori e le vostre ridicole teorie sulla sessualità e la dignità delle persone. Si è vero, le donne, gli e le omosessuali, le/gli trans consapevoli e liberi non entreranno mai nel vostro Regno dei Cieli, che è un luogo oscuro e ingiusto, cui può accedere solamente chi condivide le vostre farneticazioni e volontà di dominio sui corpi e le idee di milioni di persone libere e determinate a sconfiggere tutti i pregiudizi di cui siete millenari portatori». «Non importa se siamo credenti o atei, quello che conta è che tutte e tutti insieme siamo determinati a difendere la nostra dignità e i nostri diritti. È evidente che la gerarchia cattolica, dopo un lungo e interessato silenzio sulla questione omosessuale e transessuale torna all’attacco; infatti, la dichiarazione di Barragan segue di un giorno quella di Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, che invita a non trattare i gay come tutti gli altri rispetto ai diritti riconosciuti alle coppie eterosessuali. Siamo alle solite, il Vaticano ha bisogno in questo momento di alzare la voce e come sempre i primi con cui prendersela sono i gay, le lesbiche, gli/le trans, le donne», conclude Mancuso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica condanna le relazioni omosessuali «come gravi depravazioni», ricordando che la Chiesa ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale», ma si guarda bene dal maledire omosessuali e trans ai quali non chiude affatto le porte del Paradiso. «Un numero non trascurabile di uomini e di donne – si legge nel testo approvato da Giovanni Paolo II e redatto da una commissione presideuta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger – presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo – raccomanda – si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione». «Tali persone – ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica – sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sè, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana».  La condanna dei comportamenti omosessuali, per la Chiesa Cattolica, non coincide poi necessariamente con il fatto che il singolo che compie tale atto sia peccatore. Nel 1975, la Congregazione della Dottrina della Fede pubblicò una Dichiarazione che sottolineava «il dovere di cercare di comprendere la condizione omosessuale, e si osservava come la colpevolezza degli atti omosessuali dovesse essere giudicata con prudenza». Nello stesso tempo la Congregazione teneva conto della «distinzione comunemente operata fra condizione e tendenza omosessuale e atti omosessuali». Nel 1986, davanti a interpretazioni «eccessivamente benevole» il dicastero presideuto da Joseph Ratzinger chiarì in un nuovo testo che «l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata», ma ugualmente ammise che «in un caso determinato possono essere esistite nel passato e possono tuttora sussistere circostanze tali da ridurre o addirittura da togliere la colpevolezza del singolo; altre circostanze al contrario possono accrescerla». «Dev’essere comunque evitata – afferma la Congregazione – la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con tendenza omosessuale dev’essere riconosciuta quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità». Che cosa deve fare dunque una persona omosessuale, che cerca di seguire il Signore? «Sostanzialmente – risponde il documento – queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che possano sperimentare a motivo della loro condizione, al sacrificio della croce del Signore». In sostanza, per la Chiesa, «le persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità. Se si dedicano con assiduità a comprendere la natura della chiamata personale di Dio nei loro confronti, esse saranno in grado di celebrare più fedelmente il sacramento della Penitenza, e di ricevere a grazia del Signore, in esso cosi generosamente offerta, per potersi convertire più pienamente alla sua sequela».

Giacomo Galeazzi

Fonte: La Stampa

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Una Risposta

  1. Salve a tutti, sono nuovo del blog, e spero di poter dare il mio contributo e avere un interessante scambio di idee.

    Se posso dire la mia, l’interpretazione biblica sull’omosessualità non è univoca. I passi in cui questa sembra essere condannata sono bene o male i seguenti:

    “Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio.
    Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.”(Levitico 18:22;20:13)

    Il Levitico considera abominevoli anche tutta una serie di altre cose, come crostacei e altri volatili, insetti eccetera. Il motivo era semplicemente igienico-sanitario. A quei tempi si era sprovvisti dei mezzi di prevenzione che abbiamo oggi, e si dovevano evitare le malattie veneree. Inoltre, essendo una piccola comunità, era importante il concetto di discendenza.

    “sappiamo anche che la legge è fatta non per il giusto ma per gl’iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e gl’irreligiosi, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i mercanti di schiavi, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina”
    (1Timoteo 1:9-10) (Simile a 1Corinzi 6:9-10)

    La parola greca qui utilizzata è “Arsenokoites”, e nessuno sa realmente cosa significhi. Certo non è la parola che corrisponde agli omosessuali (Paiderastes), quando San paolo avrebbe potuto usare questa. Una delle interpretazioni più probabili, visto che la parola significa letteralmente “Uomo che giace a letto”, è che si riferisse ai “Prostituti Sacri dei Templi Pagani”, che mercificavano il loro corpo, e citati pure nella Bibbia con nessun riferimento a etero o omosessualità (1Re 14:24;15:12;22:47;2Re23:7)

    “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento.” (Romani 1:26-27)

    Traducendo dal Greco, si ha una cosa del tutto diversa, il cui senso è ben diverso: le donne avrebbero cambiato il loro rapporto con gli uomini cercando il sesso, senza riferimento al lesbismo; idem per dopo. Prendete quest’ultima cosa molto con le pinze però, cercherò di nuovo le fonti (che non trovo più) appena possibile.

    Infine, Gesù non ha mai detto nulla contro l’omosessualità. Se davvero fosse stato un peccato cosi grande da finire all’Inferno ed essere dannati per l’eternità, uno dei quattro che gridano vendetta al cospetto di Dio, ci avrebbe speso almeno due parole a riguardo.

    Mi fa incazzare che ci siano omosessuali nati e cresciuti in ambienti “fondamentalisti” (oltre che i cattolici, parlo in particolare dei Testimoni di Geova) e che quindi sono convinti di doversi reprimere, perché l’atto omosessuale è disordinato, contro natura, un abominio agli occhi di Dio. Queste persone vivono in condizioni di forte disagio, costrette a negare anche a se stessi la loro natura. Anziché essere aiutati da persone religiose, che dovrebbero “amare il prossimo come loro stessi”, gli viene continuamente ricordato gentilmente che Dio li odia e li considera contro natura. Per un credente immagino che questo sia avvilente. Per tornare a quello che ho detto sopra, ho due amici TdGeova, gay, che sono stati convinti a rinunciare al loro sogno di stare insieme dalla congregazione. Uno dei due ha tentato il suicidio, non regge all’idea di dover vivere solo per tutta la vita.

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