Avete davanti a voi un rabbino omosessuale


Rabbi Ron Yossef

di Delphine Matthieussent
tradotto da Erica Vinay, che ringraziamo

Nel 2008, Ron Yossef ha creato una associazione di ebrei ortodossi gay. Un anno più tardi, ha fatto il suo coming out alla Televisione israeliana. Il suo desiderio: fare accettare questa doppia identità.

Quando ha preso coscienza della sua omosessualità, la prima immagine che è venuta allo spirito di Ron Yossef, è quella di Mosè che rompe le Tavole della Legge. ”Quando, a diciotto anni, ho potuto mettere in chiaro quello che provavo, è stato un vero cataclisma. Ho pensato al dispiacere di Mosè mentre scendeva dal Monte Sinai mentre vedeva il suo popolo infedele abbandonarsi all’idolatria. Mi sono sentito tradito. All’improvviso il mondo non era più lo stesso: non avevo più altro che domande nella testa, decuplicate da luoghi comuni e pregiudizi di un adolescente venuto fuori da un ambiente ortodosso”, confida il primo e solo rabbino ortodosso in Israele a ostentare pubblicamente la sua omosessualità.

Dopo anni di dubbi e di tentennamenti, Ron Yossef , 35 anni, ha fatto una uscita spettacolare in aprile, partecipando ad un programma di indagine televisiva molto popolare. Era già conosciuto , sotto il solo nome, come il fondatore di HOD (acronimo per le parole ebrei omosessuali religiosi), la prima associazione , creata all’inizio del 2008, che rivendicava una coesistenza possibile tra identità omosessuali ed ebrei ortodossi. Il suo cavallo di battaglia : il riconoscere l’omosessualità maschile , largamente tenuta nascosta in seno al mondo ortodosso, e l’apertura di discussioni rabbiniche su questo tema per aiutare gli omosessuali religiosi a conciliare la loro doppia identità.

“Ho pensato che avevo la responsabilità , come ebreo e come rabbino, di dire davanti al mondo intero: “Ecco, voi avete davanti un rabbino ortodosso omosessuale. Adesso non potete più dire che gli omosessuali religiosi non esistono”, spiega. Dopo questa prestazione televisiva, ha molte volte rivendicato la sua omosessualità nei media israeliani e stranieri ed ha partecipato , come consigliere, alle riprese del film di Haim Tabakman, Tu non mi amerai proprio. Storia di una passione folle tra un macellaio ultra-ortodosso di Gerusalemme ed un giovane studente di una scuola talmudica, il film ha avuto un riconoscimento in maggio al Festival di Canne , prima di incontrare un certo successo al suo rientro in Francia.

Uno dei più grandi tabù dell’ebraismo.

L’omosessualità è uno dei più grandi tabù del giudaismo. Contrariamente a numerose proibizioni che derivano dagli esegeti dell’Antico testamento, la Torah nomina esplicitamente l’atto sessuale tra uomini come un “abominio” (Levitico, 18,22), dando una forza particolare alla proibizione. Malgrado l’ambiguità delle relazioni, spesso interpretate come omosessuali, tra i personaggi biblici di Davide e Jonathan, il mondo ortodosso ebreo rifiuta in blocco gli omosessuali, assimilati, nel migliore dei casi , a dei “malati” che si devono “sbarazzare della loro cattiva tendenza”. Di colpo , un gran numero di loro si sposa per non essere messo al bando dalla propria comunità.

Queste discriminazioni contrastano con l’apertura della società israeliana non religiosa all’argomento dell’omosessualità. Tel – Aviv è una delle grandi capitali gay mondiali , ed i tribunali israeliani hanno accordato numerosi diritti alle coppie omosessuali : diritto di adottare, congedo di paternità , uguali vantaggi fiscali delle coppie eterosessuali. “Gli omosessuali ebrei religiosi, allo stesso modo di quelli della società tradizionale arabo-mussulmana, sono quelli che più soffrono all’interno della comunità gay in Israele”, sottolinea il deputato del partito Meretz (estrema sinistra) Nitzan Horowitz , il solo rappresentante apertamente gay della Knesset. Ed aggiunge : “Sono spesso perseguitati, sottoposti a violenze psicologiche e fisiche.”

Il coming out di Ron Yossef gli ha procurato , di fatto , minacce di morte e disegni di impiccati attaccati alla sua porta. Alcuni rabbini hanno fatto pressione, invano, sulla sua famiglia e sui suoi amici perché lasciasse la Sinagoga di Netanya , vicino a Tel-Aviv, dove officia da dodici anni. Sempre le rivendicazioni di Ron Yossef e la popolarità della sua associazione HOD hanno rovesciato tutti i codici del mondo ortodosso. Fino ad allora una sola associazione si rivolgeva agli omosessuali religiosi proponendo loro un “ aiuto”sotto forma di laboratori destinati a “curare le tendenze omosessuali” dei partecipanti per riportarli alla norma eterosessuale.

Con HOD Ron Yossef è riuscito contemporaneamente a fare ciò che fino ad allora era stato giudicato inconciliabile. Spiega che la legge ebraica non proibisce l’identità omosessuale:” La legge ebraica proibisce specificatamente le relazioni sessuali tra due uomini. Ma c’è una differenza tra questa proibizione ed il fatto di essere attirato da una persona dello stesso sesso, che ,lui, non è proibito. La halacha (l’insieme delle regole di vita stipulate dal giudaismo, ndt )si interessa solo agli atti sessuali, non all’identità sessuale. Questa distinzione apre un gran numero di domande : se l’attrazione non è proibita , perché allora proporre dei terapeuti per cambiarla? Perché ci si dovrebbe sposare?” Il giudaismo deve dare delle risposte ai religiosi omosessuali, dice, rimproverando ai rabbini ortodossi di non essersi mai occupati dei problemi “ per ipocrisia”.

“Chi siamo noi? Dei Marziani?”

“Il giudaismo tratta dei minimi dettagli della vita quotidiana, fino a raccomandarti che tipo di sapone è permesso usare. Ma tace sull’omosessualità, un problema veramente cruciale per le decine di persone interessate. Non è una posizione che si può tenere. I rabbini non possono accontentarsi di dire agli omosessuali che le relazioni fra persone dello stesso sesso sono proibite. Non possono condannarci all’astinenza, quando il voto di castità è estraneo alla religione ebraica. Come su tutti gli altri soggetti, devono decidere quello che è permesso e quello che non lo è. Altrimenti chi siamo? Delle creature senza desiderio? Delle specie di Marziani, e non degli esseri umani?” si indigna lui.

Concepito all’inizio come un semplice sito internet di informazione destinato agli omosessuali desiderosi di conciliare la loro identità sessuale e i precetti religiosi ebraici, HOD ha largamente oltrepassato le ambizioni iniziali di Ron Yossef. Il sito ha registrato circa 300 000 connessioni dalla sua creazione , e 2 000 persone si sono rivolte all’organizzazione per ricevere un consiglio. Dei gruppi di discussione si riuniscono regolarmente , divisi in due categorie : l’una per gli uomini sposati, l’altra per i giovani tra i 18 ed i 25 anni.

“La maggior parte degli uomini sposati che si rivolgono a HOD sono sulla trentina, hanno già tre o quattro bambini, e non hanno mai potuto parlare a qualcuno della loro omosessualità, spiega Ron Yossef. Il semplice fatto di vedere che non sono soli leva loro un peso enorme. Non si dice loro di divorziare , sarebbe contrario all’halacha , e se prendessero questa decisione dovrebbero prenderla da soli. Ma il fatto di potere, durante due o tre ore , parlare delle loro difficoltà rende loro la vita un po’ più sopportabile.”

Lettera aperta al mondo ortodosso

Il fondatore di HOD ha scritto una lettera aperta in dieci punti, e l’ha mandata ai rabbini ed ai leader del mondo ortodosso. Affermando comunque il suo attaccamento ai precetti del giudaismo ortodosso, sottolinea che i religiosi non dovrebbero essere obbligati a sposarsi se si proclamano omosessuali , e che dovrebbero poter continuare a partecipare alla vita delle loro comunità. I suoi sforzi cominciano a pagare: molte decine di rabbini ortodossi hanno sostenuto pubblicamente il suo manifesto. Tra di loro , Youval Sherlo , una delle personalità del giudaismo ortodosso , direttore di un centro di studi talmudici nella periferia di Tel-Aviv.

“La proibizione religiosa dell’atto sessuale tra uomini è indiscutibile, ma l’attitudine del mondo religioso a riguardo degli omosessuali sta evolvendo. Pochi anni fa , la grande maggioranza dei rabbini si accontentava di dire loro:” Sposati! Tutto andrà a posto dopo il tuo matrimonio” Oggi sempre di più i rabbini tentano di capirli e di aiutarli. Non sono più sistematicamente respinti dalla famiglia. C’è una lenta presa di coscienza della realtà dell’omosessualità e della sofferenza patita dagli omosessuali religiosi”. Spiega Youval Sherlo.

Sulle difficoltà ed sul suo percorso , Ron Yossef non è molto prolisso.. Seduto sotto la luce livida del néon della sua cucina impeccabilmente a posto, dove delle benedizioni ebraiche fiancheggiano un piccolo drappo arcobaleno, dice sobriamente che :” non vuole che altre persone vivano quello che ha vissuto”. Ricorda i primi anni che hanno seguito la presa di coscienza della sua omosessualità: “ Non c’era niente:non c’era aiuto , non c’era Internet, nessuno a cui rivolgersi. Vivevo delle vite parallele. Facevo come se fossi forte, come se volessi sposarmi, come se mi interessassi alle ragazze. E frequentavo delle riunioni clandestine di omosessuali religiosi a Tel-Aviv . Avevo sempre quella paura di non tramezzare abbastanza i due mondi, che il mio rabbino mi cacciasse o che il direttore della yeshiva (centro di studi religiosi, ndt )mi mandasse via. Ad un certo momento , mi è divenuto insopportabile vivere in mezzo alle menzogne , evolvere in quel mondo della religione, delle preghiere e della sinagoga, ben sapendo che se la verità fosse uscita, non avrei più potuto essere là.”

Da allora , Ron Yossef cerca, ed ha cominciato a trovare delle risposte al dilemma degli omosessuali ortodossi. Con fede nell’espressione ebraica:” Nikarim divrei emet.” La verità trionfa sempre.

Fonte: Libération

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