“DICO” emiliani: vince Caffarra. Le famiglie vanno tutelate, ma i gay?


Il cardinale Caffarra e papa Ratzinger

Dopo che il cardinale di Bologna Carlo Caffara era intervenuto pesantemente sull’articolo della finanziaria regionale che apriva “di fatto” alle agevolazioni pubbliche per tutte le coppie conviventi, anche non sposate o dello stesso sesso, la Regione Emilia-Romagna sembra fare un parziale passo indietro.

Il testo della finanziaria, infatti, è arrivato ieri in commissione con una “limatura” al contestato articolo 42. O meglio, sono stati presentati due subemendamenti a firma dello stesso presidente Vasco Errani, che contengono un preciso richiamo alla famiglia.

A puntualizzarlo è stato il consigliere Pd (ex-margherita), Matteo Richetti, il quale ha confermato che “a differenza del punto da cui si era partiti, i benefici vengono distinti uno per uno, senza ambiguità alcuna”. Inoltre, nella nota in cui spiega l’avvenuto aggiustamento, il consigliere Richetti, non manca di sottolineare come le osservazioni del cardinale non fossero solo “legittime” ma anche “giuste e condivisibili”.

In pratica, le pesanti rivendicazioni di Caffara vengono recepite e inglobate nel testo di legge.
Uno dei punti chiave riguardava l’equiparazione tra “famiglie” e “coppie di fatto” e, su tale punto, il cardinale tuonava senza mezzi termini: “se è ingiusto trattare diversamente gli eguali, è altrettanto ingiusto trattare in modo eguale i diversi”.
Probabilmente, Caffara, per “uguali” e “diversi”, intendeva le coppie sposate e non, tuttavia, le sue parole potevano suonare non solo ambigue, ma addirittura offensive nei confronti delle coppie omossessuali, in quanto si sa, la Chiesa non permette matrimoni omossessuali, quindi, di fatto, discrimina sula base degli orientamenti sessuali, non sul fatto di essere o meno sposati.

L’anatema di Caffara, che tirava in ballo una presunta offesa a Dio, deve, tuttavia, aver fatto breccia e c’è chi, come il capogruppo Pd Sergio Lo Giudice, nel tentativo di spostare la prospettiva del dibattito, ha proposto di dare precedenza secondo il numero dei figli o aiutare le giovani coppie che vogliono avere figli. Ma a riportare tutto sul binario originario ci ha pensato il deputato Udc Gianluca Galletti, che ha sottolineato come, al di là dei figli, vada data la precedenza “alla famiglia in senso costituzionale”, cioè come “società naturale fondata sul matrimonio”.

Ecco, appunto, “naturale” e “matrimonio”: tornano sempre ricorrenti i termini di una discriminazione latente che punta a tagliare fuori le coppie omosessuali, delle quali, in effetti, sia in Comune che in Regione si è parlato poco. Una coppia omosessuale, infatti, non può aver figli “naturali” (a meno di inseminazione artificiale per le lesbiche) e tanto meno adottarli. Così, una coppia gay, Maurizio Cecconi (consigliere Arcigay) e Tomas Kutinjac, hanno esplicitamente chiesto al Sindaco Delbono di sposarle, così da rientrare almeno nell’altra categoria “protetta”, ma, anche da questo lato, si sono fatte orecchie da mercante.

Fonte: bolognanotizie

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