Superare il nascondimento. I cristiani omosessuali una sfida e un aiuto per le Chiese


Il 21 e 22 novembre 2009 si è tenuta a Mosca una importante Conferenza ecumenica internazionale dei cristiani LGBT.
Ortodossi, cattolici e protestanti provenienti da dieci paesi europei che hanno pregato e discusso insieme per promuovere il dialogo fra le chiese e la comunità LGBT. Riportiamo la traduzione italiana della dichiarazione finale della conferenza diretta alle chiese, alle comunità e ai cristiani omosessuali.

Dichiarazione della Conferenza Internazionale e Interecclesiale dei cristiani LGBT (Mosca, 21-22 novembre 2009)

“Se amate quelli che vi amano, quale grazia ve ne viene? Anche i peccatori amano quelli che li amano.”   (Lc 6:32)

Noi, cristiani – ortodossi, cattolici, protestanti – partecipanti alla Conferenza Internazionale e Interecclesiale delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, in ascolto della Parola di Dio e nella comunione dello Spirito Santo, abbiamo adottato la seguente dichiarazione indirizzata alle Chiese, alle comunità LGBT e ai cristiani LGBT:

Alle Chiese:

Come membri della Chiesa di Cristo e delle Chiese locali, esprimiamo la nostra buona volontà e l’amore, e ci rivolgiamo alle gerarchie e ai leader delle Chiese cristiane con le parole della Scrittura: “Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore è perfetto in noi“ (1 Gv 4:12). L’amore di Dio per l’umanità è il tema centrale della storia biblica.

Cristo ha esortato i suoi discepoli ad amarsi l’un l’altro: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.” (Gv 13: 34).
L’amore ci spinge ad accettare la diversità fra le persone e alla tolleranza verso le differenze. Noi siamo aperti alle vostrre diversità e speriamo che voi riusciate ad accettare le nostre.

Purtroppo, molte Chiese non accettano i loro fratelli e sorelle LGBT. Inoltre, spesso i rappresentanti delle comunità ecclesiali esprimono opinioni omofobe e transfobiche. L’odio, il disprezzo e l’indifferenza sono al centro di omofobia e transfobia.

Tale situazione ha un impatto negativo su tutta la Chiesa di Cristo e ci provoca dolore come cristiani. Crescendo nello spirito di amore cristiano e guidata dall’affetto verso l’umanità, la Chiesa ha costantemente sviluppato le riflessioni teologiche su molte questioni complesse, e ha cambiato il suo atteggiamento nei confronti di esse.

Invitiamo le gerarchie della Chiesa al dialogo, nello spirito dell’amore cristiano e ad unirsi in una ricerca di nuove posizioni teologiche che permettano ai cristiani LGBT di partecipare pienamente alla vita delle nostre Chiese locali.

Alla Comunità Lesbica, gay, bisex e Trans (LGBT)

Come membri di entrambe le comunità, quella cristiana e quella LGBT, comprendiamo l’entità del dolore delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender e riconosciamo la responsabilità di alcuni insegnamenti contemporanei della Chiesa nei riguardi dell’omofobia e della transfobia che molti di noi devono affrontare.

Tuttavia, vorremmo ricordare a noi stessi che, se vogliamo che gli altri siano aperti verso di noi, dobbiamo aprirci noi pure. Il rispetto reciproco e l’amore contribuiscono alla comprensione tra le Chiese e le comunità LGBT.

L’esperienza della comunità LGBT è la sua forza e tutta la società può imparare da essa. Chiediamo alla comunità e agli attivisti LGBT di non concentrare i loro sforzi soltanto contro l’omofobia e la transfobia, ma di lavorare per la tolleranza, l’accettazione della diversità, l’amore e l’educazione reciproca. È giunto il momento di cambiare il linguaggio di distruzione in linguaggio di creazione.

Solo il dialogo è un metodo costruttivo e il nostro obiettivo deve essere quello di rendere tale dialogo possibile.

Ai Cristiani LGBT:

Cari fratelli e sorelle! Sappiamo quanti di noi restino profondamente isolati nel proprio nascondimento. Ognuno di noi ha la sua motivazione per questo. Tuttavia, oggi vi vorremmo invitare ad aprirvi – davanti a Dio, a voi stessi, alle le vostre comunità cristiane e alla comunità LGBT.

La mancanza di apertura ci tiene lontano dalla vita nella sua pienezza. Cristo ha detto di essere venuto a darci la vita in abbondanza. Egli non ha detto che questa vita l’avremo solo dopo la morte, e ci chiama verso la vita qui e ora.

Essere aperti richiede coraggio, e anche quelli di noi che vivono nascosti ne hanno bisogno. Vorremmo ricordare a noi stessi la responsabilità che incombe su di noi come cristiani LGBT.
Le nostre vite sono una sfida e un aiuto alla Chiesa per ricordare il comandamento dell’amore di Cristo. Siamo responsabili dei cambiamenti che possono aver luogo nella Chiesa.

Più visibili saremo, più è probabile che tali cambiamenti accadano. Noi non vi chiediamo un totale coming out – non tutti possono permetterselo.
Tuttavia, crediamo che ognuno di noi abbia il potenziale per superare in qualche misura l’isolamento, in modo che la nostra voce possa essere ascoltata e il cuore dei nostri fratelli e sorelle possa cambiare sentendosi toccato dall’amore cristiano.

Fonte: Gionata.org

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