La ‘papessa’ dei protestanti tedeschi: “Aids e preservativi: perché il Papa sbaglia”


Potremmo chiamarla «la papessa» dei protestanti tedeschi, anche se il suo incarico durerà sei anni e non a vita. Potremmo anche definire il luogo dove ci incontriamo il «Vaticano» della Germania. Ma, nazionalità a parte, non c’è nulla di più distante da Benedetto XVI di questa donna piccola dagli occhi vivaci, 51 anni ben portati, forse anche per via di quel suo taglio corto alla maschietta.

E non c’è niente di più lontano dagli sfarzi della Santa sede di questo suo spartano Vaticano, un edificio piccolo e squadrato in una stradina di Hannover, città che sta in alto nelle mappe di Germania, quasi completamente ricostruita dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
Lei si chiama Margot Kässmann, il 28 ottobre è stata eletta con larghissimo consenso a capo di 25 milioni di fedeli delle Chiese riformate. Non è stata un’elezione qualsiasi, è stata una rivoluzione. Perché lei è donna, ha quattro figlie, è divorziata, è stata operata per un tumore al seno, è ospite frequente dei talk-show, è autrice di libri che scaldano il cuore e, già quando era vescovo, la chiamavano «vescovo pop».

Sono le 11 di una grigia mattina della Bassa Sassonia quando Kässmann, in tailleur pantalone nero, ma vezzosa camicetta azzurra, mi accoglie nel suo studio. «Ma come fa a camminare con quei tacchi?» si sorprende e con rimpianto mi indica i suoi austeri mocassini neri. «Non posso permettermi stravaganze» ammette, poi confida di avere molto invidiato le babbucce in pelle rossa di Benedetto XVI.

Dentro la congregazione, la descrivono come un incrocio tra Madre Teresa di Calcutta e Demi Moore. Lei sostiene di non aver saputo chi fosse Demi Moore finché ha telefonato alle sue figlie: «Mamma, tranquilla, è un complimento» l’hanno rassicurata le ragazze.
Le chiedo se crede di essere una rivoluzionaria, lei, donna, in un ruolo che fu solo di uomini. Risponde lievemente infastidita da una domanda che evidentemente la perseguita: «La gente potrà anche essere sorpresa, chiedersi: “Come può essere?”.

Ma già all’inizio del XVII secolo le Chiese luterane e protestanti della Riforma decisero che non c’erano né ragioni teologiche né bibliche per non avere donne nel ministero. Una è biblica: Gesù ha mandato prima le donne ad annunciare i Vangeli. Martin Lutero disse che c’è un sacerdozio di tutti i credenti e già l’apostolo Paolo sostenne che per Cristo non c’è differenza tra uomini e donne. Nel 1992, ad Amburgo, è stata eletta la prima donna vescovo. La ragione teologica è che se possono esserci pastori donne, certamente possono esserci vescovi donne. E io, nel 1999, sono stata la seconda donna vescovo, la prima sposata e con figli». Questa, però, è la prima volta in una posizione così alta. «Quello che decidemmo molto tempo fa, ora è più visibile» taglia corto.

Il mondo però è ancora una partita per uomini. Dopo l’elezione di Kässmann, il patriarca ortodosso Kirill I ha annullato la visita per celebrare i 50 anni del dialogo tra le due confessioni.

Lei parte lancia in resta: «Ha sostenuto che c’erano problemi di protocollo ad avere una donna al suo stesso livello. Ho risposto, irritata, che l’avevo già incontrato quando ero vescovo di una Chiesa di 3 milioni di fedeli. Abbiamo differenti opinioni: io non credo debbano esserci patriarchi e loro non credono possano esserci donne nei ministeri. Ma, per favore, non tirino in ballo il protocollo».
Dopo avere proclamato «con l’aiuto di Dio, io accetto», il giorno dell’elezione ha fatto un discorso e tutti si sono alzati ad applaudirla. Nel ricordare che cosa disse, parte alla lontana: «Che sono grata alla mia Chiesa, perché ciò che sono oggi è grazie a essa». Deve avere aggiunto anche qualcosa che ha scalfito i cuori, perché qualcuno ha pianto. Lei procede lentamente: «Poi che sono felice di avere quattro ragazze ormai grandi e meravigliose. La prima è nata quando avevo solo 23 anni ed ero ancora una studentessa, l’ultima ne ha 18, studia e vive ancora con me». Ma poi…

«Poi ho aggiunto che sono divorziata. Per me sarebbe stato meraviglioso avere un matrimonio che dura un’esistenza intera. Ma ci sono cose nella vita che non puoi riuscire a ottenere. È stato un regalo avere quattro figlie, ma l’altro regalo non mi è stato concesso».

Spiega che per la confessione protestante il matrimonio è un meraviglioso modo di vivere una vita tra un uomo e una donna. «Ma non è un sacramento. Abbiamo persone che vivono da singoli, che convivono, che vivono nel matrimonio o che sono divorziate».

Eppure due anni e mezzo fa, quando si è separata, sarebbe stata pronta a lasciare il suo ufficio, se glielo avessero chiesto. Ma la sua Chiesa le ha risposto: «Se non sei stata tu a rompere il matrimonio, se non hai avuto tu una relazione extraconiugale, resta. Trattiamo te come trattiamo tutti i pastori». Riflette: «Nella tradizione della Riforma non esistono persone che non sbagliano. Siamo tutti peccatori. Nessuno ha scampo. Prendi l’ottavo comandamento, “Non mentire”: ma molta gente mente. C’è il comandamento “Non uccidere”, ma i soldati cristiani vanno in guerra. Così c’è anche gente che sbaglia non mantenendo la promessa di rimanere insieme sino alla fine della vita. Lutero direbbe che non esistono i santi e che le buone azioni non sono un bonifico per conquistarsi il Regno dei cieli. Solo la fede, il dialogo con Dio te lo permettono».

Le domando se avrebbe potuto salvare il suo matrimonio o se almeno ci ha provato. Risponde precipitosamente, quasi con stizza: «Posso dire che ho provato, ma non ho avuto alcuna possibilità di salvarlo». Poi s’interrompe. Trascorre qualche istante di silenzio fatto di nostalgia indicibile, il tempo necessario per asciugare in fretta una lacrima veloce e ritornare la guida spirituale.

Non è solo la posizione sul divorzio a differenziarla dai cattolici romani. Käss-mann critica gli insegnamenti del Papa sull’omosessualità, l’ordinazione delle donne, l’uso degli anticoncezionali, quello dei preservativi per combattere la diffusione dell’aids in Africa, il celibato dei sacerdoti, l’eutanasia. «Per noi riformati, essere genitori è una questione di responsabilità. Ho visto una donna morire in uno dei nostri ospedali in Etiopia perché era al suo dodicesimo parto. Ed è ancora una questione di responsabilità usare i condom per prevenire l’infezione. Quanto all’eutanasia, in certi casi la morte può essere un’amica. Una persona ha la libertà di decidere di non volere essere alimentata da una macchina».

Riconosce che se in Germania ci fosse un referendum per erigere più minareti, anche qui la gente voterebbe contro. «Ma io credo che occorra combattere per la libertà di culto» sostiene.
Le chiedo come prega. Risponde che lo fa nell’adorazione. «Poi al mattino, ogni giorno, leggo un verso dal Vecchio e dal Nuovo Testamento».

Dopo, riflette sul senso della vita. Ogni tanto si rifugia in uno dei 18 monasteri attorno a Hannover. «Ma soprattutto prego mentre faccio jogging. I mistici dicono che, quando il tuo respiro diventa regolare, la tua mente si libera».
Le domando come ha vissuto il cancro al seno. Sostiene che la vita diventa più profonda e più preziosa quando capisci quanto possa essere limitata. «Sono grata di quell’esperienza. Ma a volte è molto più facile essere malata, perché in quel momento tutti ti sono accanto, che divorziare, quando tutti ti attaccano».

Prende dalla libreria il suo ultimo libro, Nel mezzo della vita. Con orgoglio m’informa che è al terzo posto nella classifica dei best-seller. Non mi stupisce, visto che tocca ogni corda possibile del cuore: la fede, i figli, il matrimonio, il divorzio, la malattia, il bilancio della vita di una cristiana di mezza età. Le domando se si risposerà. «Non ho tempo» mi dice «ma dal punto di vista teologico potrei farlo».

Fuori dal suo studio c’è il ritratto di Lutero, con la frase: «Ogni persona ha bisogno di qualcuno che le indichi per prima la verità». Ma Lutero scrisse anche che bisognava dare fuoco alle sinagoghe, perché gli ebrei erano figli del demonio. Kässmann ammette che bisogna essere molto critici sull’ultima parte della vita di Lutero. «Quelle affermazioni hanno deviato le nostre Chiese. Gesù era un ebreo».

Quando, nel 1945, le truppe americane occuparono Hannover, erano rimasti 100 ebrei dei 4.800 che vi avevano vissuto. Nella piazza dell’Opera, un monumento ne ricorda la persecuzione. La Chiesa del Mercato, in quel poco che resta della città vecchia, è invece dove Kässmann celebra le funzioni.

Da qui è partito il corteo per Robert Enke, il portiere della nazionale tedesca che si è suicidato. Al discorso del funerale, Margot ha detto che può esserci molta solitudine anche dietro il successo. Poi confida: «Da tempo ho imparato che bisogna sviluppare l’abilità di saper camminare soli». E non parla di Enke, ma di se stessa.

Silvia Grilli

Fonte: Panorama

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