Diritto all’uguaglianza, diritto alla vita


Intervista agli avvocati che sostengono il diritto al matrimonio degli omosessuali

Negare il diritto delle coppie dello stesso sesso al matrimonio è un’ipocrisia: gli omosessuali vengono tollerati per come sono, purché non si esprimano per quel che sono

di Monica Fabbri

Il 23 marzo la Corte Costituzionale si è riunita per l’udienza circa l’incostituzionalità del divieto di celebrare matrimoni fra persone dello stesso sesso. In particolare, la Corte ha discusso due dei quattro ricorsi, presentati ai tribunali di Trento, Venezia, Ferrara e Firenze, da coppie di persone dello stesso sesso, per impugnare in sede giudiziale il rifiuto alle pubblicazioni matrimoniali opposto dai rispettivi comuni di residenza. Questo risultato è stato reso possibile dalla campagna di affermazione civile, portata avanti a livello nazionale dall’associazione radicale «Certi Diritti» e da rete Lenford, avvocatura per i diritti Lgbt (lesbo-gay-bisessuali-trans). Questa azione legale parte dal presupposto che in Italia il matrimonio civile fra persone dello stesso sesso non è esplicitamente vietato da nessuna disposizione del Codice civile. Tale interpretazione sarebbe, di per sé, coerente con il principio di pari dignità sociale di tutti i cittadini. In attesa della sentenza prevista per il 12 aprile, abbiamo intervistato tre avvocati del pool che ha difeso presso la Corte i diritti delle coppie omosessuali: Marilisa D’Amico, Ileana Alesso e Massimo Clara.

Perché scegliere la via giuridica e non quella politica?

D’Amico: «I motivi sono due: il primo è che la politica non ha soddisfatto il riconoscimento

Marilisa D'Amico

di questo diritto. Questa seconda strada però non deriva solo dall’assenza di una regolamentazione delle coppie di fatto, ma dalla richiesta che la Corte Costituzionale, e non il legislatore, giudichi sulla natura profonda dell’uguaglianza in relazione all’orientamento sessuale. Si chiede, quindi, alla Corte di rispondere alla domanda se le persone omosessuali abbiano gli stessi diritti di persone di sesso diverso».

Quindi si può dire che i tempi erano maturi per questa richiesta?

Clara: «Sì, perché è matura la società, perché ben quattro cause sono state rimesse dai tribunali, il che non è ovvio. Significa che c’è una sensibilità diffusa, anche se, come atteso, di natura contraddittoria, poiché non tutti i tribunali coinvolti hanno sollevato il dubbio di incostituzionalità».

In caso di accoglimento della richiesta vi sarebbe automaticamente la possibilità per le coppie omosessuali di ricorrere all’adozione?

Alesso: «No, l’adozione in Italia è regolamentata da leggi speciali, per cui è necessario, anche per le coppie sposate eterosessuali, ottenere l’idoneità».

Quali sono gli articoli della Costituzione su cui voi vi siete appoggiati per fare questa richiesta?

D’Amico: «L’articolo 2, che tutela la dignità della persona e i diritti sia del singolo che delle formazioni sociali; l’articolo 3, che garantisce il principio di uguaglianza sotto il profilo sia formale sia sostanziale; e l’articolo 29 che tutela la famiglia. In relazione all’articolo 29 ovviamente si chiede alla Corte di leggerlo con gli occhi di oggi: è chiaro infatti che, anche se non cita espressamente l’unione fra uomo e donna, era certamente un presupposto a quel tempo che il matrimonio fosse di tipo eterosessuale. Ma che cosa si intende per naturalità della famiglia? Noi pensiamo che il principio debba essere una naturalità che segue la società, ne comprende le esigenze e di conseguenza oggi non possa dire no alla necessità di contrarre matrimonio anche fra persone dello stesso sesso, e non una naturalità intesa in senso tradizionale ponendo un ovvio limite alle richieste della nuova società».

Quindi il diritto all’uguaglianza è il punto di partenza?

Ileana Alesso

Alesso: «Certamente, ma non solo. Ho sostenuto con la Corte che questa richiesta coinvolge il diritto di esistere, cioè col diritto alla vita, perché non si tratta di un diritto tra i molti, ma si tratta del diritto fondamentale da cui discendono tutti gli altri diritti della persona per il pieno godimento dei diritti civili. Qui siamo di fronte all’assenza della pienezza dei diritti civili e siamo di fronte a una ipocrisia: gli omosessuali vengono tollerati per come sono purché non si esprimano per quel che sono. Questa condizione di parzialità e incompletezza ricorda condizioni del passato che io come donna e come avvocato ho ricordato alla Corte citando due episodi: la discriminazione nei confronti delle donne per l’ingresso in Magistratura è caduta nel 1963, la discriminazione per l’accesso alla professione forense è caduta nel 1919».

Che cosa ci aspettiamo dalla sentenza? Quali scenari si aprono?

Clara: «Il diritto dovrà essere ottenuto. Il matrimonio è ormai un istituto d’amore, di

Massimo Clara

assunzione di reciproche responsabilità, quindi non v’è bisogno di diversa entità sessuale di provenienza. Gli argomenti contrari hanno una loro forza: dalla tradizione al fondamento secondo cui non è la Costituzione che deve dare la risposta, ma il legislatore. Si tratta di continuare a insistere. La Corte potrebbe anche rigettare la richiesta pur raccomandando al legislatore di regolamentare la questione».

Vi sono dei precedenti in cui l’insistenza ha infine portato a successo?

Clara: «Ve n’è uno eclatante: in passato l’adulterio era punito sempre per la moglie, mentre solo in casi particolarmente gravi se commesso dal marito. Nel 1961 la Corte Costituzionale rigettò la richiesta di parità dei diritti, ma solo pochi anni dopo, nel 1968, cambiò la propria giurisprudenza e cancellò una evidente discriminazione».

Che cosa ha rappresentato per voi difendere questa causa?

Alesso: «Come ho detto alla Corte, è un vero onore!».

Fonte: Riforma, nr. 15, 16 aprile 2010

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Che cosa dice la Costituzione

Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 29.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

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