Chi di stigma ferisce…


Le dichiarazioni del card. Bertone sul rapporto tra pedofilia e omosessualità

Di fronte allo scandalo-pedofilia gli omosessuali sono usati come capro espiatorio. Un uso distorto della scienza impedisce di inquadrare i problemi e correre ai ripari

di Rosa Salamone*

Le recenti dichiarazioni del cardinale Tarcisio Bertone in Cile, secondo le quali esiste una precisa relazione tra omosessuali e pedofili, non sono dichiarazioni estemporanee e frutto di uno «svarione». A mio avviso rispondono, invece, a una precisa strategia comunicativa di difesa che risulta nuova solo qui in Italia, dove lo scandalo della pedofilia comincia appena a lambire le cronache. La persecuzione degli omosessuali messa in atto dalla chiesa cattolica da diversi anni ha volutamente creato un capro espiatorio su cui addossare le proprie colpe, evitando l’assunzione di ogni responsabilità. Volutamente perché, anche a volere credere che la Chiesa cattolica sia stata mal consigliata dagli psichiatri e dai medici che frequenta, oggi, in conseguenza della linea politica adottata, si potrà dire d’avere combattuto con tutte le proprie forze la pedofilia combattendo l’omosessualità, dichiarandola intrinsecamente disordinata. Questo, però, non esime i vertici della Chiesa cattolica da un uso piuttosto ideologico della scienza.

Fin dal 1993 l’Organizzazione mondiale della sanità ha infatti depennato l’omosessualità dalla lista delle malattie e dei disturbi psichici. La Chiesa cattolica ha di solito dichiarato che tale presa di posizione non è scientifica, ma è da attribuirsi a una fantomatica lobby gay che avrebbe corrotto medici e psichiatri. La conseguenza di questo rifiuto è stata da una parte l’uso disinvolto di terapie riparative, che nulla hanno di scientifico, il cui scopo sarebbe quello di cambiare l’orientamento sessuale delle persone. Dall’altra il rifiuto di riconoscere che gli omosessuali sono capaci di relazioni sane e mature tra adulti. È la natura, insomma, che deve adeguarsi agli schemi mentali costruiti a priori dagli uomini, secondo una linea tomistica e aristotelica. Non viceversa.

Il tentativo di conciliare questo uso ideologico della scienza con il messaggio evangelico ha portato a distinguere tra tendenze omosessuali e atti omosessuali. La Chiesa cattolica invita i fedeli all’accoglienza e al rispetto degli omosessuali, ma al contempo al rifiuto dei loro atti.

Ciò ha generato tragiche conseguenze. Tali idee parascientifiche hanno portato al nascondimento e alle relazioni saltuarie. Una cosa infatti è per un omosessuale cattolico, qualora lo faccia, confessare di vivere una relazione duratura e stabile con il proprio partner (in questo caso difficilmente si riceve l’assoluzione), un’altra confessare di avere ceduto alla tentazione di un atto omosessuale per un breve istante.

La seconda conseguenza nefasta è spiegata bene dalla teoria del «doppio legame», termine coniato dall’antropologo ed esperto di cibernetica Gregory Bateson. Il doppio legame consiste nell’inviare messaggi contraddittori e schizofrenici ad una persona. Da una parte ti accetto e ti accolgo, dall’altra ti rifiuto. Da una parte proclamo di amarti, dall’altra ti dichiaro malato psicologicamente. L’esposizione a questo tipo di prescrizioni contraddittorie porta a una persona scissa, divisa e frammentata. Nei casi di maggiore fragilità e delicatezza umana, è come se molti gay e lesbiche credenti cattolici, e non solo, fossero rinchiusi in un legame relazionale per nulla adulto, che non è né sano né equilibrato, perché finisce con il danneggiare la loro salute fisica e mentale. Tali legami non favoriscono affatto l’autostima personale, la crescita emotiva, l’equilibrio psicofisico, come nota il sacerdote cattolico James Alison nel suo libro Fede oltre il risentimento.

Forse, chissà, è stato questo tentativo di scindere la tendenza omosessuale dall’atto omosessuale che ha portato vescovi e cardinali a non intervenire con durezza nei casi dei preti pedofili? E che cosa accadeva nei casi di un prete eterosessuale pedofilo: veniva giudicato meno responsabile e dunque tollerato? Mi sembra, dunque, che oggi la Chiesa cattolica debba fare ammenda non solo per i reati di pedofilia, ma anche per un uso distorto della scienza che non le ha consentito di inquadrare in alcun modo il problema della pedofilia né di ricorrere ai ripari più adeguati.

Molti vescovi e cardinali e semplici parroci ribadiscono giustamente che non si può giudicare tutti nello stesso modo. Accanto al prete pedofilo, esiste anche il prete che ha cuore la salute fisica e spirituale dei suoi fedeli. Non abbiamo problemi a crederlo. Chiunque sia dotato di buon senso sa bene che non tutti ci comportiamo nello stesso modo. Vogliamo credere pertanto che la Chiesa cattolica stia davvero subendo un processo di stigmatizzazione non indifferente. Dice lo studioso Erving Goffmann nel suo saggio Stigma, l’identità negata che la stigmatizzazione riduce le persone a una categoria, non le si vede più, e quando questo processo di invisibilizzazione è compiuto, la persona vittima dello stigma perde di umanità e di individualità. Spiace però ricordare che la gerarchia cattolica è stata la prima a stigmatizzare intere categorie di esseri umani: i divorziati, le donne che abortiscono, gli omosessuali, solo per citarne alcuni. Intere categorie di soggetti privati di umanità e individualità. Pertanto non esiste più Michelangelo Merisi in arte Caravaggio, esiste l’omosessuale. Non esiste più la donna che ha preso la pillola abortiva per salvaguardare la sua salute fisica perché un parto l’avrebbe uccisa, rendendo orfani i suoi già tre figli partoriti. Esiste l’assassina dei propri figli. Tutti sottoposti allo stesso metro di giudizio. Nello stesso stigma, ora, anche la Chiesa cattolica e i suoi diversi rappresentanti. Suona un po’ come il non giudicare per non essere giudicati, perché nello stesso modo… Non stiamo a ricordarlo. Nello stesso modo, basta.

Vorremmo infine osservare che, fra le varie argomentazioni avanzate in campo cattolico, vi è che i casi di pedofilia non sono limitati alla sola Chiesa cattolica. Purtroppo è chiaro che è così. Si tratta di una piaga che colpisce ogni settore della società e non risparmia nessuna chiesa. I bambini abusati esistono anche nelle chiese protestanti, anche se i problemi sono stati affrontati in modo diverso, e lo si vede dal numero di condanne penali. La gerarchia cattolica però, più che concentrarsi sui numeri degli altri, farebbe bene a ricordare che è composta da persone fragili e difettibili, come tali soggette a errori ed erranze come tutti gli esseri umani. E vorremmo lo ricordasse sempre e non solo nel particolare caso della pedofilia.

Tale fallibilità è patrimonio comune delle società umane che si dicono civili. E nel caso della chiesa cattolica non si riduce alla complicità o meno dell’attuale papa ai diversi crimini commessi nelle diverse diocesi. Anche qui vogliamo rifiutare la logica del sospetto e credere che l’attuale papa si sia battuto perché questa terribile piaga scomparisse dalle sue chiese. Eppure, anche in questo caso, bisogna ammettere una certa fallibilità nelle procedure adottate. Qualcosa non deve avere funzionato se i casi di bambini abusati si sono moltiplicati, se la Chiesa cattolica negli Stati Uniti è ormai in bancarotta per i milioni di risarcimenti versati alle vittime, se per anni i singoli preti colpevoli di abusi sono stati ripetutamente spostati in altre chiese dove hanno ricominciato nuovamente ad abusare dei bambini. L’albero si riconosce dai suoi frutti e l’albero, evidentemente, non deve avere governato bene i suoi rami.

Fonte: Riforma

*Vicepresidente della Rete evangelica fede e omosessualità (Refo)

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