La Corte Suprema del Regno Unito concede asilo a due profughi gay dal Camerun e dall’Iran


La Corte Suprema del Regno Unito ha concesso asilo politico a due rifugiati omosessuali provenienti da Iran e Camerun, due Paesi che perseguitano gay e lesbiche. E’ una tappa storica, per i diritti Lgbt, una tappa che il Gruppo EveryOne sente particolarmente e non solo per le numerose campagne riguardanti gay e lesbiche iraniani, fra cui i casi emblematici di Pegah Emambakhsh, Mehdi Kazemi e Kiana Firouz.

Fino a tre anni fa, quando il Gruppo EveryOne realizzò per il governo inglese un dossier riguardante la situazione dei diritti Lgbt in Africa, i rifugiati omosessuali provenienti da alcuni Stati di quel continente venivano regolarmente rimpatriati. I casi Alvin Gahimbaze e Annociate Nimgaparitse – risolti grazie a due campagne attivate da EveryOne – modificavano l’orientamento del governo e della magistratura del Regno Unito. Proprio in quelle occasioni EveryOne raccoglieva prove e documenti provenienti da nazioni africane, per dimostrare le violazioni che colpivano, in quegli Stati, gay e lesbiche. Alvin e Annociate ottenevano asilo, mentre le Istituzioni britanniche iniziavano una valutazione meno cieca di fronte alle istanze dei profughi africani.

Ieri la Corte ha deciso all’unanimità di dare asilo ai due omosessuali, dopo che in primo grado e in appello i magistrati avevano negato tale diritto, affermando che i due non sarebbero stati perseguitati in patria se avessero mantenuto un contegno sobrio, senza manifestare apertamente la loro inclinazione sessuale.

I cinque giudici della Corte suprema hanno ribaltato la sentenza, specificando che “costringere un omosessuale a fingere che la sua sessualità non esista o a reprimere i comportamenti attraverso cui essa si manifesta equivale a negargli il diritto fondamentale di essere se stesso”. I magistrati hanno inoltre preannunciato che trasmetteranno alle altre corti di giustizia linee guida su come trattare in futuro casi simili. Il ministro dell’Interno del Regno Unito, Theresa May, ha manifestato soddisfazione per il verdetto, definendolo “in linea con le posizioni del governo”.

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