Odiare il peccato… e pure il peccatore


ChiesaGayCrocedi Luca Baratto, curatore della rubrica radiofonica di RAI Radiouno “Culto Evangelico”

Tra tutte le espressioni del comune senso cristiano, una delle più abusate è quella secondo cui “Dio odia il peccato ma ama il peccatore”. Un’affermazione, in linea di principio, bella e profonda perché distingue la persona, con la sua storia, le sue angosce e speranze, dalle situazioni in cui spesso gli esseri umani rimangono invischiati senza saper bene come uscirne. E’ quel che ha affermato papa Francesco, con il suo formai famoso “Chi sono io per giudicare un omosessuale?”: una persona non la si giudica, la si ama. Se però si passa dalle dichiarazioni di principio a casi concreti, questa stessa affermazione si mostra particolarmente insidiosa, perché è di difficilissima, se non impossibile, applicazione. Spesso persona e peccato nella coscienza dei cristiani coincidono e l’amore che si deve alla prima si confonde con l’odio verso il secondo.

Un esempio chiaro viene proprio dal caso dell’omosessualità – nonostante il buon tentativo di Francesco riportato sopra. Per una certa parte di cristiani, probabilmente minoritaria, l’omosessualità è semplicemente un orientamento sessuale, non diversamente dall’eterosessualità. Per un’altra parte di cristiani, probabilmente maggioritaria, l’omosessualità è invece un peccato certificato dalla testimonianza biblica e dalla “natura”. Tra tutti i peccati legati alla sfera sessuale è quello che i cristiani di oggi sono meno disposti a tollerare, non perdendo occasione di denunciarlo come un pericolo per la tenuta della famiglia “tradizionale”.

Un’accusa rilanciata proprio in questi giorni con le pressioni con cui il mondo cattolico – dai comitati di genitori alla Conferenza episcopale ai politici e parlamentari – ha di fatto impedito la distribuzione di alcuni opuscoli ad uso delle suole per prevenire e combattere l’omofobia, indicarne il legame con il bullismo, smascherare pregiudizi e denunciare discriminazioni.

Un’opposizione “ecumenica” che si rinsalda ogni volta che si cerca di combattere la violenza omofoba con la cultura giuridica e con quella scolastica. Alcuni esponenti delle chiese evangelicali italiane hanno denunciato la legge sull’omofobia, discussa recentemente in Parlamento, come un attentato alla libertà di parola, perché una predicazione cristiana che indichi l’omosessualità come un peccato potrebbe venir sanzionata come fomentatrice d’odio. Chi ha criticato gli opuscoli preparati per le scuole ha parlato di un’ingerenza delle potenti lobby LGBT nella libertà educativa delle famiglie. Bisognerebbe a questo proposito ricordare che i mezzi di informazione negli ultimi mesi e anni hanno indicato come sede di una potente lobby gay il Vaticano. Un dettaglio da non sottovalutare per non ritrovarsi come quello che critica la pagliuzza nell’occhio dell’altro, senza accorgersi della trave che è nel suo!

Ricordo anche, anni fa durante l’ennesima bocciatura parlamentare di un testo contro l’omofobia, un esponente centrista cattolico che giustificava la sua contrarietà sostenendo che una legge a favore degli omosessuali sarebbe stata discriminatoria verso gli eterosessuali. Un ragionamento che è uno schiaffo all’intelligenza di chi ascolta: io non conosco nessuno che sia stato aggredito perché eterosessuale, conosco invece vittime dell’omofobia.

La realtà è che nel caso dell’omofobia la maggior parte dei cristiani piuttosto che concentrarsi sull’amore verso il peccatore e la sua difesa rispetto alla violenza che lo colpisce, preferisce far leva sul proprio diritto ad affermare cosa è peccato e cosa no. Non importa se l’altro viene aggredito in strada, picchiato, deriso, portato alla disperazione da bulli di scuola e di quartiere; l’importante è che io possa continuare ad avere la libertà di denunciare l’omosessualità come un peccato e una forza deformatrice della società e della famiglia. Odio il peccato e … pazienza per il peccatore!

L’amore per il peccatore e l’odio per il peccato funziona solo se il peccato è un comportamento e non una condizione. L’omosessualità è invece così intrinsecamente connessa con la profondità della persona che odiare il peccato significa negare a quella persona la sua affettività, la sua capacità di amare e di essere amato, il suo diritto ad autodeterminarsi. E’ proprio per questo, al di là di prove scientifiche o meno, che l’omosessualità non può che essere descritta come un orientamento, una condizione della persona: è intrinseca alla persona. Non è un comportamento – non è un peccato – ma una condizione. E la Bibbia ci insegna che i primi si giudicano, ma le seconde no. Lo dice Paolo quando afferma che nella chiesa non c’è giudeo né greco; né uomo né donna; né schiavo né libero. Un elenco di condizioni al quale siamo legittimamente autorizzati ad aggiungere: qui non c’è né etero né omosessuale.

 

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