Il culto contro l’omofobia presso la comunità di Albano


Pubblichiamo  il sermone e la liturgia del culto di ieri presso la comunità ecumenica di Albano (facente parte dell’UCEBI) per la settimana per le vittime dell’omofobia e della transfobia. Il sermone è stato tenuto da Giovanni Bernardini, studente dietologia della FVT.

 

SALUTO E ACCOGLIENZA

Buongiorno e buona domenica a tutti e tutte. Il culto di oggi si inquadra all’interno della settimana contro l’omo-transfobia, vogliamo cogliere questa occasione per ricordare che non è una settimana dedicata alla commemorazione, in questi giorni noi affermiamo la nostra volontà, attiva e partecipata, che si ponga un fine alle più diverse forme di violenza, emarginazione e discriminazione. Noi non siamo dei collezionisti di tragedie, noi non ci limitiamo a prendere atto degli eventi! Noi abbiamo scelto di intraprendere e perseguire il sentiero del cambiamento.

Possa dunque Dio sostenerci e guidarci in questo cammino di pace, poiché Dio ci ha fatti membri della sua famiglia, ha fatto di noi la casa di cui Gesù Cristo è la pietra angolare; egli viene a dimorare con noi per mezzo del suo Spirito. Amen.

PREGHIAMO

Il suolo è sfuggente…
La stupidità è una nemica molto più pericolosa della cattiveria. Possiamo protestare contro il male, metterlo a nudo, bloccarlo con la forza…
Siamo impotenti di fronte alla stupidità… il ragionamento non funziona, la scemenza è un vuoto che non è certamente intellettuale, ma piuttosto umano.
Il pericolo di lasciarsi andare a disprezzare gli uomini è grande. [ma] Non ne abbiamo il diritto. Chi disprezza un uomo non ne otterrà mai nulla…
La maggioranza degli uomini non riesce a capire se non attraverso le proprie esperienze in prima persona… soltanto un caso concreto può suscitare in noi la vocazione e la forza di agire.
Non abbiamo bisogno di geni o di strateghi raffinati, ma di uomini semplici, umili e retti.

[Liberamente tratto da Resistenza e resa.
Lettere e scritti dal carcere
Dietrich Bonhoeffer ]

Signore, guidaci e sostienici. Rendi sicuro il nostro passo, libera il nostro sentiero dalle insidie. Rendi le nostre orecchie e i nostri occhi vigili, affinché l’oppresso non rimanga schiacciato e il discriminato non rimanga isolato. Signore dacci un cuore grato, un cuore capace di amare, un cuore che rigetti l’odio. Signore fà che le nostre braccia non siano rigide lungo i fianchi ma protese in avanti, pronte ad abbracciare e accogliere.

♫ INNO : 8
– Come cerva che assetata –

CONFESSIONE DI PECCATO

Fratelli e sorelle, prepariamoci a confessare il nostro peccato , prima in silenzio e poi tutti insieme

– silenzio –

Ci sono dei giorni, Signore, mio Dio, in cui accogliere l’altro va al di là delle mie forze, a causa della mia fierezza, del mio orgoglio, della mia debolezza.
Ci sono dei giorni, Signore, mio Dio, in cui rispettare l’altro mi sembra impossibile, a causa delle sue idee, del suo colore, del suo sguardo.

Ci sono dei giorni, Signore, mio Dio, in cui amare l’altro mi tortura il cuore a causa della mia paura, della mia sofferenza, dei miei limiti.
Signore, mio Dio, in questi giorni difficili ripetimi che, tutti, siamo tuoi figli e non permettere che dimentichi le tue parole: “quello che avete fatto al minimo dei miei fratelli, l’avete fatto a me”.

[ Précarité et Prière – Francia]

♫ INNO : 48
– Immensa grazia –

ANNUNCIO DEL PERDONO

Rialzati fratello!
Non sei un buono a nulla, né un pezzente, né un tipo strano.
Rialzati fratello!
Tu sei della razza dei profeti. Chiunque tu sia, hai qualcosa da dire. Forse la tua parola è per qualcuno , qualcuno che non conosci, ma che ti ha aspettato una volta, una sola volta. La tua parola è per lui sorgente, luce, chi lo sa?
Rialzati fratello!

Tu hai qualcosa da dire, tu hai qualcosa da fare. Non sei un pidocchioso, né un pezzente. Porti in te un fuoco , un fuoco capace di riscaldare. Come, non sai che c’è sempre qualcuno, qualcuno che ti aspetta, qualcuno che ha fame di te? Rialzati fratello!

Non lasciarti andare in depressione, no, non sei finito, tutto può ricominciare per te. In piedi, hai qualcosa da dire, hai Qualcuno da dire.

[Da Chemin de Paques 1990]

♫ INNO : 42
– Ti loderò Signor –

 

PREGHIERA DI ILLUMINAZIONE

Signore guidaci dalla morte alla vita, dalla falsità alla verità.
Signore guidaci dalla disperazione alla speranza, dalla paura alla fiducia. Signore guidaci dall’odio all’amore, dalla guerra alla pace.
La pace riempia i nostri cuori, il nostro mondo, il nostro universo. Amen!

LETTURE BIBLICHE

Preghiamo:
Signore, allontana da noi ogni pensiero che possa distrarci dall’ascolto della tua parola, rendici attenti perché possiamo coglierne la preziosità, la ricchezza e la forza, in modo da portare attorno a noi il tuo messaggio di vita. Amen.

1° LETTURA: Rm 13. 8-10
2° LETTURA: Mt 5. 43-48

Il Signore benedica la lettura e l’ascolto della sua Parola

PREDICAZIONE

– Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite.

Dunque, non so voi ma, dopo aver letto questo testo, il mio primo pensiero è stato “ecco, bell’idea, noi sono anni che lottiamo affinché cessino violenze, aggressioni e discriminazioni verso persone omosessuali e transessuali; e poi arriva Paolo che dice cosa? Benedite quelli che vi perseguitano?! e magari poteva anche aggiungere state cheti e non vi ribellate! Ma io gli faccio un fondello così!”. Poi, ecco, diciamo che ho fatto un paio di respiri profondi e a mente lucida ho ritenuto che sarebbe stato poco proficuo fare un sermone su quanto mi sembrino fuori luogo queste parole dell’apostolo. E sapete che vi dico? La mia ritrovata calma è stata premiata, se così vogliamo dire, qualche versetto dopo. Al versetto 20 della medesima lettera Paolo scrive «Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo»».

Alla luce di questo versetto le precedenti affermazioni hanno improvvisamente assunto tutto un altro aspetto. E così mi sono chiesto, stai a vedere che lo stesso principio dei carboni accesi vale anche nella dinamica benedici chi ti maledice? Se prendiamo per buona questa teoria la dinamica cambia parecchio; ma andiamo con ordine.

Riprendiamo dal primo pezzo di Romani 12.14 “benedite – quelli – che vi perseguitano”. Benedire, come anche il perdonare non è un qualcosa di banale, se fatto dal profondo del cuore. Nella benedizione c’è anche la dimensione della condivisione, io benedico un’azione quando ritengo che quell’azione rispecchi pienamente la mia opinione, la mia deontologia e la mia persona. Come posso dunque benedire il mio aggressore? Come posso essere d’accordo con il suo gesto violento nei miei confronti fino al punto di benedirlo? Significa forse che me lo merito? Significa che tutte le discriminazioni di cui sono vittima sono la giusta conseguenza del mio comportamento? Cosa sono dunque i loro gesti? L’ultimo disperato tentativo di salvarmi da una via deviata dalla moralità corrotta? Dalla mia sessualità contro natura?

No, assolutamente no. La violenza non ha giustificazione, mai! Chi rinuncia al dialogo e passa all’aggressione, che sia verbale, fisica, psicologica o anche tutte queste assieme, ha semplicemente rinunciato alla sua intelligenza e si è lasciato prostrare dai sentimenti di rabbia, rabbia spesso scaturita dalla paura dell’ignoto, del diverso, di ciò che la loro mente reputa controsenso. Benedire i nostri aggressori significa dimostrare loro che l’alternativa alla violenza esiste, vuol dire dimostrare loro che noi siamo più forti dei loro insulti dei loro calci dei loro abusi. Subire per poi maledire, in questo caso, assumerebbe la stessa capacità di cambiamento dell’espressione infantile “specchio riflesso”. Rispondere al male con altro male non può che portare ad un’escalation di violenza, la violenza si spegne solamente con l’amore, che nel testo di Paolo si trasforma in benedizioni, persino contro i persecutori.

Mi rendo conto che in questo momento sembrano solamente parole, molti di voi staranno magari pensando che la realtà è molto più cruda. Ed io vi do ragione, questa è la teoria, la pratica è molto più faticosa.
Ma se avessimo deciso che tanto non c’è nulla da fare, cosa ci faremmo noi qui? Per ricordare le vittime non c’è bisogno necessariamente di un culto, anzi, le veglie sono decisamente una formula più appropriata. Noi siamo qui perché abbiamo deciso di dire a tutti coloro che ci voglio male che la nostra fede è più forte dei loro pugni, che noi non siamo soli, che le vittime non rimangono sole, che la persona a terra non rimarrà a terra ma si rialza, e contro qualunque aspettativa non brama la vendetta, anzi fa qualcosa di ancora più forte, è pronta a perdonare la tua debolezza, la debolezza che ti ha portato alla paura, la paura che ha innescato il tuo gesto.

Benedire, dunque, non significa sottomettersi o trasformarsi in vittime silenti che subiscono senza fiatare. Benedire significa guardare l’aggressore a testa alta e con decisione affermare che si è liberi dalle catene dell’odio.
Cari fratelli e care sorelle, resistere all’impulsività dei sentimenti non è mai facile; e nessuno pretende che lo sia. Paolo con le sue parole non ci sta ammonendo, ci sta invitando a riflettere sulle nostre azioni e reazioni, ci sta invitando a fare la differenza.

Possano dunque i nostri gesti accompagnare nei fatti le nostre parole. Amen.

 

♫ INNO : 334
– We shall overcome –

PREGHIERA DI INTERCESSIONE

Signore, tu ci doni la tua Parola di libertà e di amore. Dacci la fiducia che per mezzo nostro la vita di altri può diventare più libera e piena di senso. Spronaci, perché lottiamo contro l’ingiustizia e ci opponiamo alla sopraffazione. Trasforma la nostra speranza in azioni visibili. Te lo chiediamo nel nome di Gesù, venuto tra noi per renderci nuove creature.

♫ INNO : 217
– Padre Nostro –

ANNUNCI

COLLETTA

BENEDIZIONE

Andate, e la verità dell’evangelo sostenga la vostra vita e il vostro servizio.
«A colui che siede sul trono, e all’Agnello, siano la lode, l’onore, la gloria e la potenza, nei secoli dei secoli». Amen.

[Apocalisse 5,13b]

 

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