La meditazione della past. Maria Bonafede alla veglia contro l’omofobia di Torino.


«Benedite coloro che vi perseguiteranno».

 

Questo versetto è così difficile da capire e da accettare nella giornata contro la omofobia di quest’anno. “Benedire, perdonare i persecutori”. Devo dirvi che ho avuto delle resistenze: intanto perché io posso eventualmente perdonare e benedire chi ha offeso me, il mio persecutore, ma non posso in nessun caso perdonare il tuo; né posso, io, benedire e perdonare i persecutori di altri. Insomma Il perdono e la benedizione sono cose serie, un rivolgimento dell’anima, un procedimento dello spirito. Ma bisogna entrare nel capitolo 12 della lettera di Paolo ai Romani che contiene queste parole e ne parla in modo serio e radicale e allora ci si comincia a orientare.

Ne leggo  tratti cominciando dal principio:

 

1Dio ha manifestato la sua misericordia verso di noi. Vi esorto dunque, fratelli, a offrire voi stessi a Dio in sacrificio vivente, a lui dedicato, a lui gradito. È questo il vero culto che gli dovete2Non adattatevi alla mentalità di questo mondo, ma lasciatevi trasformare da Dio con un completo mutamento della vostra mente. Sarete così capaci di comprendere qual è la volontà di Dio, vale a dire quel che è buono, a lui gradito, perfetto. …..    9Il vostro amore sia sincero, senza ipocrisia! Fuggite il male, seguite con fermezza il bene. …… Benedite e non maledite. 15 Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono.17Non rendete a nessuno male per male.

Sono indicazioni forti, che danno le vertigini: “non rendere a nessuno male per male; non lasciarti travolgere dal male, ma vinci il male con il bene”. Nessuno di noi saprebbe metterle in pratica e nemmeno provarci se non fosse per la dichiarazione che apre il capitolo che regge tutto il ragionamento che segue

. 1Dio ha manifestato la sua misericordia verso di noi. Questa è la notizia che regge tutto il capitolo. Dio ci ha amati tanto, in Cristo, siamo stati amati gratis ed è questo amore che ci coinvolge e ci accoglie. Per questo, per la sua misericordia possiamo vivere una diversa prospettiva:

  • La prima conseguenza della misericordia di Dio è la scoperta che il vero culto a Dio è la quotidianità della nostra vita in cui mettere in gioco noi stessi, i nostri corpi, le nostre scelte, i nostri pensieri e i nostri passi. Questo è il vero culto, non andare al tempio e fare sacrifici, come usava nel mondo antico, e non solo in quello, ma vivere altrimenti
  • “Vivere altrimenti” significa non dare il cervello all’ammasso, non conformarsi alle strutture di pensiero dominanti. In particolare noi possiamo dire che una mente rinnovata e orientata contro corrente non accetta di assimilare l’omofobia e la trans-fobia come un dato scontato della convivenza umana. L’etica dei credenti scaturisce dal rinnovamento critico della mente, che, essendo partecipe della mente di Cristo, non si lascia sottoporre all’uniformità del pregiudizio e del consenso ereditato da strutture inique, anche se queste strutture inique  che producono male, assenza di libertà e di pietà si trovano nelle chiese cristiane.

E’ un cammino controvento, una sfida alle strutture del vecchio ordine di morte e di peccato destinato a scomparire. Si tratta

  • di criticare l’ordine sociale, i suoi “valori” (quello religioso incluso) e di radicarsi in un altro ordine di pensiero e di azione.
  • di respingere la violenza delle parole e delle azioni
  • di dire la verità su sé stessi e sulla realtà complessa delle relazioni umane.

Per questo, per essersi affidati alla misericordia di Dio che

trasforma le nostre menti, che ci consente di dire la verità su noi stessi e sui nostri corpi …, di respingere la violenza delle parole e delle azioni, di essere critici, vigilanti e critici contro l’ordine dell’ipocrisia, del quieto vivere a spese dei più deboli, è possibile osare l’affermazione di Paolo “benedite”, benedite i vostri persecutori. La benedizione infatti nella terminologia ebraica è una parola ed un’azione efficace., il significato di benedire è concreto, per cui associamo a questo atto “berakàh”(benedizione) la consapevolezza che si tratta di “parola efficace”, che entra nella storia e nella corporeità. Qui sta la nostra capacità di restituire la benedizione della misericordia di Dio: saremo spinti a ricercare un’azione e un sistema di pensiero che  aprano un varco tra le porte blindate del pregiudizio. Sarà un cammino lungo e difficile, non sarà senza battute d’arresto o senza resistenze fuori e dentro di noi, ma sarà lì, in ciò in cui ci siamo radicati e grazie alla misericordia di Dio che, se Dio vuole, cominceremo a intravedere la possibilità di benedire, cioè di avviare quel percorso ostinato e tenace, non violento, ma forte e testone di rendere bene per male.

Benediciamo quando diciamo la verità ai detrattori, nell’intenzione di indurli a cambiare mentalità, benediciamo quando li chiamiamo a convertirsi dalla miopia del pregiudizio e dell’egocentrismo ad un Dio vicino, la cui creazione variegata è benedetta e buona.

La Comunità dei credenti è chiamata a condurre una resistenza radicale e non violenta, motivata dall’amore “senza ipocrisia” (v.9). L’ipocrisia inquina la ricerca di giustizia quando la vittima rimuove il dolore e la rabbia provocati dalla prevaricazione e dalla violenza di aggressori ritenuti normali; l’ipocrisia accetta per amore di conformismo la “normalità”, subisce passivamente l’uso improprio e oltraggioso, del linguaggio riferito all’etnicità, al genere, all’orientamento o al transgender.  Tragicamente i persecutori possono essere altri cristiani che, immersi nel pregiudizio sociale, prima che in un’esegesi letteralista e approssimativa della Bibbia, si arrogano il diritto di dire che l’orientamento omosessuale non sia un dono venuto da Dio, ma nella migliore delle ipotesi, un terribile sbaglio, e nella peggiore, una perversione e un’offesa, rispetto all’eterosessualità.

Se “benedire e non maledire” significa dire e fare tutto questo, prendere dimora nell’amore di Dio, “non conformarci” al conformismo e all’ipocrisia smentire i pregiudizi, allora benedite!

Ci sono esempi belli e importanti di situazioni che, quando quasi non ci speravi più si sono ribaltate. Penso al Sudafrica, all’apartheid. Nelson Mandela è stato in carcere 27 anni e ha continuato a animare il movimento non violento di resistenza a quel sistema iniquo approvato dalle chiese cristiane e protestanti innanzitutto. E tanti altri in tutto il mondo hanno sostenuto questo movimento di parole vere e di resistenza, di preghiera e di benedizione e l’apartheid è caduto. “We Shall Overcome, We Shall Overcome,  We Shall Overcome some day. Sì, noi un giorno trionferemo.

Amen

Maria Bonafede

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