Odiare il peccato… e pure il peccatore

ChiesaGayCrocedi Luca Baratto, curatore della rubrica radiofonica di RAI Radiouno “Culto Evangelico”

Tra tutte le espressioni del comune senso cristiano, una delle più abusate è quella secondo cui “Dio odia il peccato ma ama il peccatore”. Un’affermazione, in linea di principio, bella e profonda perché distingue la persona, con la sua storia, le sue angosce e speranze, dalle situazioni in cui spesso gli esseri umani rimangono invischiati senza saper bene come uscirne. E’ quel che ha affermato papa Francesco, con il suo formai famoso “Chi sono io per giudicare un omosessuale?”: una persona non la si giudica, la si ama. Se però si passa dalle dichiarazioni di principio a casi concreti, questa stessa affermazione si mostra particolarmente insidiosa, perché è di difficilissima, se non impossibile, applicazione. Spesso persona e peccato nella coscienza dei cristiani coincidono e l’amore che si deve alla prima si confonde con l’odio verso il secondo. Continua a leggere

Annunci

Depenalizzazione universale dei reati di omosessualità. Domenico Maselli: “Un atto di giustizia”

Roma, 2 dicembre 2008 (NEV-CS76) – Il pastore Domenico Maselli, presidente della Federazionefcei1 delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), ha rilasciato la seguente dichiarazione in seguito al progetto di dichiarazione che la Francia, a nome dell’intera Unione Europea, intende presentare all’ONU a favore di una depenalizzazione universale dei reati connessi all’omosessualità.

“Mi rallegro moltissimo dell’iniziativa francese a nome della UE presso l’ONU di depenalizzare il reato di omosessualità. La cosa è tanto più convincente in quanto in alcuni paesi tale presunto reato comporta la pena di morte e quindi si tratta non solo di compiere un atto di giustizia ma anche di aggiungere un tassello alla già ottenuta posizione ONU a proposito della moratoria della pena di morte

La paura alla mia porta, di Luca Baratto, pastore e curatore del programma di RAIUNO “Culto Evangelico”

...

Mi è capitato di assistere ad una discussione in cui un interlocutore sosteneva che alla parola “omofobia” non dovesse essere attribuito l’atteggiamento violento verso i gay. “Una fobia è una paura e non si può incolpare nessuno di aver paura.
Bisogna invece avere pazienza e spiegare”. Un ragionamento dettato da buone intenzioni, ma in definitiva poco convincente perché omette di segnalare lo stretto rapporto che esiste tra paura e violenza. Una società dominata dalla paura è una società destinata inevitabilmente a diventare più violenta. Ce lo dicono i fatti di cronaca.

Nel nostro paese, oltre ai reati di cui da sempre, italiani e stranieri, si rendono colpevoli, sono già evidenti le avvisaglie di una nuova violenza: a Roma e a Parma, un cinese alla fermata dell’autobus e uno studente africano imbattutosi in un gruppo di vigili urbani sono stati pestati perché stranieri; e ancora a Roma, due omosessuali sono stati aggrediti perché omosessuali.

Continua a leggere